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243 Roberto Bertolin LE Udienze generali DEI CONTI E DUCHI DI SAVOIA IN Valle d’Aosta: PER UNO STUDIO dellE redditiones castrorum Tra il 1222 e il 1466 è attestata a più riprese la venuta dei conti e duchi di Savoia in Valle d’Aosta per lo svolgimento delle cosiddette “Udienze generali”; un appuntamento che si svolgeva con cadenza irregolare, di norma non appena un nuovo sovrano aveva raccolto la successione o raggiunto la maggiore età, e che segnava la presa di possesso del territorio e dei suoi abitanti da parte del principe. Dal punto di vista formale il conte si recava ad Aosta “per avere e rendere giustizia” e infatti il nucleo più corposo del suo soggiorno era costituito dallo svolgimento delle tre udienze, dette “dei pari”, “delle cause penali” e “delle cause civili”, da cui il nome dell’intero evento. In realtà, oltre alla discussione delle cause, in tale occasione si compivano anche altri atti giuridici, tutti discendenti dal patto feudale che legava il sovrano ai suoi vassalli: il principe giurava solennemente l’osservanza delle franchigie concesse alla città dai propri predecessori; i signori feudali provvedevano a consegnargli i castelli, a rendergli omaggio e a giurargli fedeltà assicurandogli “consiglio e aiuto” mentre egli li reinvestiva di castelli e signorie, promettendo loro protezione; vassalli e sudditi, infine, pagavano il placito per la morte del precedente sovrano, gruzzolo piuttosto consistente prontamente incassato dai tesorieri camerali. La consegna dei castelli o redditio castrorum, in particolare, sottolineava pienamente la preminenza del conte rispetto agli altri signori locali: essa consisteva nell’abbandono delle dimore feudali (torri, castelli, caseforti) da parte dei rispettivi proprietari e delle loro famiglie e nella presa di possesso degli edifici da parte del conte che provvedeva a munirli, cioè a insediarvi propri custodi (castellani e soldati). Procedura singolare, densa di significati politici, la redditio non ha mancato di interessare gli studiosi, a partire da De Tillier che la descrisse nell’Historique, sino, in tempi più recenti, a Carlo Guido Mor, che ne ha

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