Issime - Augusta

A U G U S T A Chiesa e Comunità di Issime Saint-Jacques nella seconda metà del Settecento. Saint-Michel di Gaby si rende autonoma (1786) B a t t i s t a B e c c a r ia INTRODUZIONE 3 1Settecento è un periodo storico che - nonostan­ te sia stato definito il secolo dei lumi, un secolo di stampo vagamente anticlericale e laicistico - è ricchissimo di clero e vede moltiplicarsi, come in poche altre temperie per la Chiesa cattolica, par- /e e nuove istituzioni ecclesiastiche di varia natura, yuesta crescita esponenziale del personale ecclesiastico è in parte dovuta al fiorire di sempre nuovi Seminari, già peraltro in fase di fondazione fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Sei­ cento su spinta dei decreti tridentini, ma in parte è pure dovuta alla ricerca di una promozione culturale, e quindi conseguen­ temente sociale, da parte dei figli cadetti della piccola nobiltà di campagna ma, non infrequentemente, di membri provenienti anche dalle classi più umili. Molti di questi aspiranti chierici en­ trano in Seminario e intraprendono la carriera ecclesiastica per poter ricevere una soda e completa formazione umanistica, filo­ sofica e teologica, che non sempre sfocerà necessariamente nel­ la cura d’anime, ma potrà tradursi in mestieri redditizi e ambiti quali quello del maestro di scuola o quello del precettore al ser­ vizio di facoltose famiglie della nobiltà o della ricca borghesia. Giuseppe Parini ne è un preclaro esempio. La sovrabbondanza di clero istruito, inoltre, immette sul mercato delle prebende ecclesiastiche un ridondante personale, atto non solamente a ricoprire le più normali e collaudate mansioni di parroco o cura­ to, ma anche a foraggiare tutto un sottobosco di funzioni minori come l’assunzione di incarichi di vicecurato, rettore e cappella­ no a vario titolo; insomma un clero soprannumerario disponibile altresì per quelle Comunità minori che volessero emanciparsi e rendersi autonome da più antiche parrocchie e quindi trasfor­ marsi, a loro volta, in nuovi centri parrocchiali! Mentre, però, i parroci di grasse cure d’anime solitamente erano contrari a tali scorpori, vicari, rettori, vicecurati, cappellani istigavano invece i loro fedeli alla richiesta di autonomia, il che poteva significa­ re, per loro, un avanzamento di carriera. Le rivalità fra paese e paese o fra le stesse frazioni di uno stesso paese erano talvolta, per non dire molto spesso, determinanti nella spinta verso la se­ parazione di una chiesa dalla sua chiesa matrice. Un esempio in tal senso, dentro un contesto walser, fu dapprima la separa­ zione della cappellata di Campello Monti da Rimella Valsesia, chiesa matrice germanofona, e la sua forzosa unione con quel­ la italofona di Forno Valstrona1. Per più di centocinquant’anni i campellesi vissero con disagio psicologico e rancore accanto ai fornaroli, dovendosi recare alla vicina parrocchia per le funzio­ ni festive, i matrimoni e i battesimi. Finché, nel corso del XVIII secolo, chiesero con più decisione la separazione totale di Cam­ pello da Forno e l’erezione di una nuova parrocchia a sé stante, intitolata a San Giovanni Battista, avendo reclamato con costan­ za e testardaggine per anni - ma invano - alla Curia di Novara, lo scorporo dalla chiesa di San Pietro e Paolo2. Una parrocchia non ne figliava un’altra se non con estenuanti e certosine trattative che, nel più benevolo dei casi, duravano una decina d’anni al­ meno. Il tempo medio necessario alle pratiche burocratiche era però, più normalmente, di una trentina d’anni. Campello Monti aveva iniziato fin dal 1686, dunque 54 anni prima. Le manovre di Issime-Saint-Michel - ovvero la futura Gaby - per staccarsi da Issime-Saint-Jacques, chiesa matrice di tutta quanta la valle su­ periore del Lys, iniziarono ben ottant’anni prima - dunque agli inizi del Settecento - sia pure con lunghe interruzioni e ripre- 1 II vescovo Carlo Bascapè (1593-1615), nonostante le proteste e le suppliche in contrario della popolazione, staccò Campello Monti dalla Chiesa madre di Rimella Valsesia, dedicata a San Michele Arcangelo, e la pose sotto la parrocchia di Forno in Valle Strana, dedicata a San Pietro Apostolo, nell’anno 1597. Già nel 1601, soltanto due anni dopo, i campellesi cominciarono ad organizzare una fronda per staccarsi dalla nuova Chiesa ma­ trice ed erigersi in parrocchia autonoma. I campellesi ragionavano in termini di maggiori affinità culturali e linguistiche verso Rimella, il vescovo - già razionalista e pre-cartesiano - ragionava in termini di maggiore o minore distanza fra le Comunità. Da Campello a Rimella c’erano cinque ore di sentieri impervi. Da Campello a Forno c’era meno di un’ora di mulattiera. Stando sotto Forno, erano più “controllabili”, anche in relazione al pericolo di eresia, per i frequenti contatti che costoro avevano coi protestanti d’Oltralpe, durante le emigrazioni annuali da settembre a giugno. 2 I campellesi, benché già gravati di V\ del totale delle spese per la congrua della parrocchia di Forno, di loro tasca istituirono nel 1686 la dote per un cappellano residente a Campello - una casa d’abitazione e 50 scudi di rendita annua - cappellano che li potesse assistere continuativamente, anche d’inverno, nella cura d’anime. Due anni dopo, sempre a loro spese, costruirono una nuova chiesa ma non ottennero subito dalla Curia l’autonomia da Forno, la quale arrivò solo 54 anni dopo, nel 1749! Dunque per 152 anni soffrirono e sopportarono i parroci fornaroli, che li salas­ savano di spese senza fornir loro una conveniente assistenza spirituale. Cfr. B attista B eccaria ( s . v . G iovan B attista ), Le origini della Comunità ecclesiale di Campello Monti e della sua chiesa (secoli XV-XVIII) , in “Campello e i Walser”. Atti del Settimo Convegno di Studi (7 agosto 1999), Walsergemeinschaft Kampel, Campello Monti 2000, pp. 31-64. — 12 —

RkJQdWJsaXNoZXIy NzY4MjI=