Issime - Augusta

A U G U S T A Percorsi nella storia del Vallon de Saint- Grat 1 D o n a t e l l a M a r t i n e t ella nostra regione la viabilità strutturata più an- tica risale all’epoca romana, ma è probabilmen- te nel Medio Evo, dall’XI secolo, con l’aumento I della popolazione, che inizia la trasformazione del territorio su vasta scala: si scelgono i trac­ ciati meno pericolosi e più agevoli, percorribili dall’uomo e dal bestiame. Qui corre la vita economica della montagna: dai com­ merci alle transumanze estive e invernali, ma anche pellegri­ naggi e processioni religiosi. Tra gli elementi che definiscono un paesaggio e più precisa- mente un paesaggio rurale, legandolo all’identità di chi lo abita2, vi sono i percorsi storici: vie importanti intervallive (attraverso i colli), percorrenze di transumanza, mulattiere di collegamento tra nuclei abitati, e soprattutto sentieri che permettono a tutte le quote lo sfruttamento del territorio. Gli antichi percorsi montani del vallone di San Grato possono essere in qualche modo ritrovati attraverso i catasti storici: le Livre terrier del 1645, il Cadastre Sarde del 1772, il Catasto di Origine dello Stato di inizio ‘900; nonché tramite una cartogra­ fia settecentesca, già in parte pubblicata sulla rivista Augusta del 2012. La testimonianza materiale ci aiuterà, poi, ad analizza­ re la fìtta rete di connessioni giunta sino a noi. Innanzitutto è bene precisare che il catasto è un inventario di beni per scopi fiscali; quindi non è una fotografia dello stato dei luoghi, ma un elenco di elementi utili a determinare le proprietà di ciascuno e, soprattutto, la rendita; inoltre, i registri dei beni im­ mobili del ‘600 e del ‘700 sono solo descrittivi, non sono mappati. I comuni nascono quali organismi consorziali, con raggruppa­ menti territoriali e di uomini, dalle parrocchie. A partire dal XVI secolo, oltre ad amministrare i beni comuni e a mantenerne in efficienza le opere collettive, ripartono il carico fiscale fra gli abi­ tanti e percepiscono le imposte da versare al governo centrale. Erano amministrati da sindaci o procuratori eletti in seno all’as­ semblea dei capìfamiglia, solitamente due o tre in rappresentanza delle spartizioni del territorio in zone, dette “tiers” o “ressorts”. Ad Issime, il territorio della comunità era stato suddiviso in tre grandi settori: le Tiers dessoubz soit du Pian (comprendente la piana e i valloni in sinistra orografica), le Tiers dessus d’Issime (coincidente con l’attuale territorio di Gaby, allora definito Is- sime-Saint-Michel) e le Tiers de la Montagnie (il costone della destra orografica del Lys che include il Vallone di San Grato e quello di Burrini3). Il Catasto comunale seicentesco d’Issime è stato probabilmente redatto per mettere ordine ai possedimenti dopo la peste del 1630. Tale documento è solo descrittivo; è organizzato per tenutario (nome, cognome e patronimico; per le vedove il cognome del marito), censisce i terreni, ma non le abitazioni. Stila le qualità dei fondi riferite ai diversi toponimi; ritroviamo i coltivi: campo (champ) e prato irriguo (pré) ed il terreno di raccolta dell’erba tagliata (fénier); i tipi di pascolo: pascolo (pâturage), pascolo fertirrigato (jaez o jetz), pascolo d’alta quota (pasquier), pasco­ lo delle capre, dove si tagliava l’erba con la roncola (feneret(z) - herbage); gli alberi e i boschi: i noceti (nuier), gli ontaneti (verney), i boschi (bois), quelli d’alto fusto (bois noir) e i la­ riceti (brengues), sino alla boscaglia (boscaiage) e addirittura chi “a indiqué son droit sur des plantes d’arbres” e ancora le terre più ventose, fredde e aride (guerbys), ma soprattutto tanti terreni incolti (vacolles), anche nella versione di terreno erboso poiché incolto (teppes4). Non tutti gli appezzamenti avevano la misura dell’estensione (espressa in séteurs, quartanées, et toises5), ma tutti davano rendita, con conseguente tassazione. Prendiamo, quindi, in considerazione le Tiers de la Montagnie6: in particolare la nomenclatura degli appezzamenti e, nella de­ scrizione dei confinanti, i confini sia geografici sia fìsici. Tra i confini geografici troviamo una distinzione dei corsi d’ac­ qua: in valleil (vallecola con acqua), anche nella forma di grand valleil (per i canaloni più importanti) e rial (torrente); delle montagne: “le fort du mont” è il più frequente, ma vi è anche semplicemente “mont”, e “le mont tout autour”; le montagne impervie sono sottolineate dai “fort du mont des pendinnes”, anche “le mont du drieup” (greuppeu?, dirupo) o citate per nome: mont appellé Guelms Vlou, la cime Horen, cime du Vol- gel, la montagnie de Cimoletta, fort du mont du Gavincien, la cime du Renver de Trente, le Mont des Chamoes; per i comuni confinanti ritroviamo: la cime contre (o de) Challand, o più pre­ cisamente la cime de Chasten et de Challand, la cima du lac, e anche la cime contre le lac et Marina (da Marine di Perloz?) les cimes Darvand (di Arnad) la cime de Valleyse, anche in versio­ ne prosaica le fort du mont dessus Montroux qu’est sur le fenei- ze de Fontanemore; il colle del Dondeuil è detto, nella miglior tradizione valdostana, Fenestra (finestra). 1 L’Associazione Augusta e l’autrice ringraziano l’arch. Cristina De La Pierre, dirigente regionale della Struttura catalogo e beni storico artistici e architettonici, per aver concesso la pubblicazione dell’articolo 2 R. Gambino, in II senso del paesaggio a cura di P. Castelnovi, ed. 1RES, Torino, 2000 3 Ortografìa ripresa dalla CTR regionale; i toponimi con la grafia ufficiale toitschu verranno scritti in corsivo. 4 Termine ritrovato grazie a Giovanni Thumiger 5 In O. Zanolli, Lillianes - Histoire d’une communauté de montagne de la basse Vallèe d ’Aoste, Tome Ier, Musumeci, Quart 1985, pag. 389 e in L. Colliard, La Vieille Aoste, Tome second, Musumeci, Aoste, 1979, pag. 176:1 toise quarré = 3,5 m2circa; 1 quartanée = 136 toises = circa 476 m2; 1 séteur = 6 quartanées = circa 2856 m2. 6 Ho utilizzato una trascrizione redatta a fine 1991dall’ineguagliabile Michele Musso. — 25 —

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