Issime - Augusta
A U G U S T A I feudi Vallaise negli affreschi seicenteschi del castello di Arnad* S a n d r a B a r b e r i f uando si parla di arte in Valle d’Aosta, il pensiero corre immediatamente alla splendida fioritura ro manica, gotica e tardogotica che ha lasciato innu merevoli testimonianze nelle chiese e nei castelli fino alle soglie del XVI secolo. Di fronte a un’ab- ì generosa di architetture, pitture, sculture, orefi cerie e tessuti di altissima qualità, prodotti nei secoli durante i quali laValle d’Aosta era veramente il fulcro, geografico e strate gico, degli stati sabaudi, tutto ciò che è venuto dopo Xàge d’or del Quattrocento non ha mai goduto di grande fortuna critica. E sta ta quindi una sorpresa scoprire all’interno del Castello Vallaise di Arnad, acquistato dall’Amministrazione regionale nel 2009, un ampio ciclo di affreschi che si affaccia sugli orizzonti inesplorati della pittura monumentale barocca in Valle. Inesplorati anche perché assai scarsamente rappresentati. Se escludiamo le pittu re sulle facciate di chiese e cappelle, in genere molto ridipinte e di gusto più popolare, in ambito sacro si conserva soltanto la decorazione a stucco e affresco della cappella del Carmine nella chiesa di Sant’Orso ad Aosta, databile intorno al 16701, a cui si può ancora aggregare quella della cappella di Palazzo Nicole a Bard, eseguita dal pittore biellese Giovanni Antonio Centa nel 1758 in un ritardatario gusto barocchetto2. Nell’ambito profano il catalogo annovera come unici esempi notevoli finora noti gli affreschi del castello Vallaise e quelli del castello di Nus, data bili v rso il 16803. Delle prestigiose committenze assegnabili a Pierre-Philibert Roncas, marchese di Caselle, sopravvive unica mente la decorazione dello scalone d’onore del palazzo aostano, mentre sono andate perdute le pitture che ornavano il salone principale del palazzo Roncas a Chambave e quelle che, assieme agli arredi, a detta del De Tillier facevano del castello di Saint- Pierre una «maison de delices»4. Non è questa la sede per dilungarsi sulla storia del castello Val laise, eccellentemente tracciata da Roberto Bertolin nelle pa gine di “Archivum Augustanum”5, né sull’analisi storico-critica degli affreschi, oggetto di una specifica ricerca in corso da parte di chi scrive per conto della Soprintendenza regionale per i beni Un cordiale ringraziamento a Alexis Bétemps, Alessandro Celi, Cristina De La Pierre, Chiara Devoti, Laura Guindani, Michele Musso e Claudine Remacle per i suggerimenti che mi hanno amichevolmente fornito. Le immagini utilizzate per l’articolo sono dell’autrice. 1 B. Orlandoni, Il complesso di Sant’Orso dopo Giorgio di Challant dal Cinquecento all’Ottocento, in B. Orlandoni, E. Rossetti Brezzi (a cura di), Sant’Orso di Aosta. Il complesso monumentale, I: Saggi, Aosta 2001, p. 290. 2 E. Brunod, L. Garino, Bassa Valle e valli laterali I, Aosta 1995 (Arte Sacra in Valle d’Aosta, Adii), p. 280. La data e il nome di Giovami Antonio da Biella comparirebbero in un’iscrizione ricordata dal Brunod, ma che personalmente non ho trovato quando visitai la cappella nel 2007. L’identificazione con Centa mi pare indubbia, considerate le strette analogie iconografiche e stilistiche con le opere note di tale pittore: il santuario (1740) e la chiesa di Santa Croce a Graglia (1761); gli oratori di Sant’Anna (1744) e del Santo Sudario (1763-65) a Biella; la chiesa parrocchiale (1751), la chiesa di San Sebastiano (1756) e l’oratorio di San Defendente della Burcina (1758) a Pollone. A Bard la decorazione combina membrature architettoniche a finto stucco di gusto rocaille e motivi ispirati al repertorio degli ornemantistes francesi, cornici a treillages e ornati alla Bérain che rinnovano la tradizione della grottesca rinascimentale, secondo il gusto in voga alla corte sabauda negli anni centrali della prima metà del secolo. Per la descrizione della cappella cfr. G. Zidda, Una dimora nobiliare del borgo di Bard: il Palazzo Nicole, in Bard. Lo spirito del luogo tra storia e attualità, a cura di M. Barsimi, Aosta 2006, pp. 50-55. Un ciclo di un certo rilievo doveva anche decorare la chiesa di Saint-Bénin ad Aosta. Secondo le fonti sarebbe stato eseguito nel 1666 dal valse- siano Antonio Giacobini, ma dovette andare distrutto nel corso della ricostruzione dell’edifìcio nel 1680. Cfr. C. Debiaggi, Dizionario degli artisti valsesiani dal secolo X IV al XX, Varallo 1968, p. 75; R. Bordon, La chiesa di Saint-Bénin ad Aosta, in “Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta”, n. 9/2012,2013, p. 146. 3 Sul castello di Nus, attualmente di proprietà privata, si possono consultare: E. E. Gerbore, Nus Tessere di storia, Quart 1998, pp. 29-37 (per un inquadramento storico generale e alcune riproduzioni a colori degli affreschi); F. Dodero, A. Liviero, Les fresques de la salle baronniale du château de Nus, in “Le Flambeau”, 196,4/2005, pp. 71-101 (per l’identificazione delle scene narrative). 4 Gli affreschi dello scalone del palazzo Roncas ad Aosta appaiono visibilmente posteriori alla decorazione tardomanieristica del palazzo, fatto costru ire da Pierre-Léonard Roncas, padre di Pierre-Philibert, ai primi del XVII secolo e terminato entro il 1607. Cfr. B. Orlandoni, Architettura in Valle d’Aosta, III, Dalla Riforma al XX secolo, Ivrea 1996, p. 63 e fig. 234 p. 160. R. Dal Tio, Soli fide Dio. L’epitaffio di Claude Guischard al Palazzo Roncas e nella Casa La Créte-Pallavicini di Aosta, in “Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti”, n. s., LXIII-LXTV, 2013-2014, p. 114. Il palazzo di Chambave fu fatto costruire come sede della giurisdizione di Cly dopo che Pierre-Philibert l’ebbe acquisita nel 1638. Secondo la testimonianza di Lino Colliard, la sala al piano terreno era «fino a poco tempo fa decorata da pitture» (L. Colliard, Fasti e decadenza di antiche dimore signorili nella Bassa Valle d’Aosta, Aosta 1970, p. 98). La citazione di De Tillier per il castello di Saint-Pierre è tratta da \YHistorique de la Vallée d’Aoste, [1737], ed. a cura di A. Zanotto, Aoste 1966, p. 251. Del magnifico assetto seicentesco conferito al castello ai tempi di Pierre-Philibert - di cui il lungo periodo di abbandono seguito alla morte del marchese (1683), le progressive distruzioni e infine i lavori di recupero del tardo Ottocento hanno fatto sì che si perdesse ogni traccia - si ha testimonianza soltanto nei documenti. Il materiale è stato raccolto e trascritto per una pubblicazione in corso di preparazione per la Soprintenden za regionale, a cura della scrivente. 5 R. Bertolin, Arnad: dalla casa forte della Costa al castello Vallaise. L’evoluzione della dimora e gli inventari del suo mobilio, in “Archivum Augusta num”, Nouvelle Série, V, Saint-Christophe 2004, pp. 7-128. — 2 —
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