Issime - Augusta

A U G U S T A La torbiera di Mongiovetta (Val­ lone di San Grato): un archivio per ricostruire la storia del ter­ ritorio degli ultimi millenni E l is a b e t t a B r u g ia p a g l ia 1 Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimenti. Università del Molise Campobasso d 1paesaggio così come viene percepito è il risultato 1 di eventi naturali e antropici che si sono succeduti ■ nej tempo. La ricostruzione di questi eventi può 3 I essere affrontata a scala di decenni, millenni o mi- J lioni di anni. Per conoscere come era il paesaggio W etale, come vivevano e di cosa si nutrivano i nostri antena­ ti, si possono utilizzare diverse metodiche, dalla ricostruzione storica attraverso documenti d’archivio, all’archeologia ed alla paleoecologia. In particolare attraverso quest’ultima si può ri­ costruire il paesaggio e l’ambiente alla scala dei millenni avva­ lendosi di parti vegetali conservate nei sedimenti quali pollini, semi, frutti e legni (Behre, 1981). L’oggetto dell’indagine alla torbiera di Mongiovetta è il polline, piccolo, invisibile ad occhio nudo, ma che fornirà numerose informazioni. Il polline dal pun­ to di vista botanico rappresenta il gamete maschile che viene prodotto dalle piante superiori Gimnosperme e Angiosperme. E presente ovunque nello spazio e nel tempo e, grazie alla mor­ fologia ed alla resistenza della parete esterna, l’esina, è facil­ mente riconoscibile ed è quasi eterno (fìg. 1) (Brugiapaglia & Mercuri, 2012). La conservazione dei granuli pollinici prodotti dalla vegetazione passata, si realizza in particolari ambienti umidi quali i laghi e le torbiere. In particolare nelle zone d’altitudine, i laghi nella maggior parte dei casi sono di origine glaciale, ossia formatisi in seguito al ritiro dei ghiacciai. La vegetazione che si insedia sulle sponde del lago, fornisce la necromassa necessaria per il riempimento del lago che si trasformerà alla fine della sua evoluzione naturale in torbiera. Le torbiere sono degli ambienti molto rari non solo in pianura per via dello sfruttamento a cui sono state sottoposte nei secoli passati per l’estrazione della tor­ ba usata come combustibile, ma anche in altitudine; in Valle d’A­ osta benché le torbiere siano abbastanza diffuse in altitudine, nella maggior parte dei casi sono state interessate da fenome­ ni franosi naturali che hanno ricoperto i sedimenti più antichi oppure sono state drenate e bonificate per la realizzazione di invasi per l’innevamento artificiale. La torbiera è un ambiente conservativo in cui la sostanza organica prodotta dalla vegeta­ zione tende nel tempo ad accumularsi invece di essere degra­ data come avviene nei normali suoli. I fattori che rallentano la degradazione della materia organica sono essenzialmente due: le condizioni climatiche umide che garantiscono una migliore conservazione della sostanza organica morta rallentando l’azio­ ne dei microrganismi decompositori, e l’abbondanza di acqua che impregna il suolo e la materia organica depositata che bloc­ ca ulteriormente l’attività aerobica dei decompositori. Quindi grazie a questi fattori, le torbiere sono degli archivi naturali in cui si conservano resti vegetali come pollini, legni, semi ed altri parti vegetali per migliaia di anni in ottimo stato. Prelevando i sedimenti a partire dal fondo fino alla superficie della torbiera si può ricostruire la vegetazione che circondava il sito nei periodi passati. METODOLOGIA Sulla torbiera di Mongiovetta (fig. 2) a 1960 m sldm e di Reich a 1900 m sldm nel luglio 2013 sono stati effettuati numerosi son­ daggi secondo un transetto per individuare la parte più profon­ da della torbiera stessa. I sedimenti sono stati estratti con l’uti­ lizzo della trivella di tipo russo che preleva carote di 60 cm di lunghezza e 6 cm di diametro (fig.. 3). AMongiovetta sono stati prelevati i sedimenti con un carotaggio continuo fino a 150 cm, mentre a Reich fino a 300 cm di profondità ma le carote sono discontinue. Le carote prelevate sono state riposte in conteni­ tori e guaine di plastica per evitarne la disidratazione; in labo­ ratorio (fig. 4) sono stati prelevati i campioni ogni 2 cm, trattati chimicamente (Erdtman, 1936) per eliminare tutta la materia inorganica e organica ed estrarre solo il polline e le spore. Il residuo ottenuto dai 62 livelli è stato montato sul vetrino e sono stati contati almeno 200 pollini per ogni livello. Il diagramma realizzato con il programma GPalwin è stato suddiviso in zone che presentano composizione pollinica omogenea. Inoltre da 5 livelli sono stati prelevati i macroresti vegetali che sono stati spediti al laboratorio di datazione 14C dell’Università del Salen­ te che procederà alla datazione secondo la metodica dell’AMS (Spettrometria di massa). RISULTATI I risultati ottenuti dallo studio dei pollini contenuti a Mongio­ vetta, sono rappresentati nel diagramma sintetico di figura 5 in cui sono riportati solo i principali taxa dei 73 individuati. Il dia­ gramma è suddiviso in 7 zone polliniche in cui la composizione pollinica appare abbastanza omogenea. Sul lato sinistro del diagramma è riportata la profondità e la 1Professore presso il Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimenti. Università del Molise. — 51 —

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