Issime - Augusta
A U G U S T A Peste, alamanni e rascard nella signorìa di Arnad: un collegamento possibile? R oberto B ertolin incremento demografico successivo al Mil le, che portò grosso modo al raddoppio della popolazione europea rispetto al IX sec., toc cò il suo culmine verso la fine del Duecento, col raggiungimento del limite di rottura nel r ip o r to tra popolazione e risorse disponibili. A quel punto norTsolo i grandi dissodamenti medievali si erano esauriti ma era giunta a conclusione anche la fase di ulteriore messa a col tura degli spazi marginali, quali boschi, sodaglie e terre d’al tura, in precedenza spesso destinati all’uso collettivo. Alcuni indizi suggeriscono che anche la Valle d’Aosta fosse allora sovrappopolata; nel 1313 ad esempio, tra i sudditi del conte di Savoia nella castellania di Chàtelargent, su un totale di 1556 nuclei famigliari se ne registrarono 164 di affannatores, cioè di lavoratori giornalieri che non disponevano di terra o ne ave vano troppo poca per sopravvivere.1 In questa situazione i casi documentati di trasferimento di famiglie sul territorio sono limitati e paiono collegati o allo sfruttamento di terre residue oppure a motivi che con la terra avevano poco a che fare. Il primo è il caso di Hanco e Vacho, che prima del 1317 erano giunti nella signoria di Arnad per insediarsi non al piano, assai più produttivo, ma nel villaggio montano di Arbénache.2L’onomastica e il loro appellativo di “alamanni” li fanno considerare appartenenti al gruppo ger manofono insediato nella media e alta valle del Lys. Esempi di trasferimenti legati invece alla gestione della signo ria di Arnad da parte dei Vallaise sono quelli di Pierre Ciserani e dei figli del mugnaio Pétrellin Biatricis. Il primo, già appartenente alla clientela dei signori di Arnad, nella seconda metà del Duecento migrò da Ciseran, villaggio di Montjovet. Il suo spostamento è collegato ai rapporti esi stenti tra i signori di Montjovet e quelli di Arnad; estintisi que sti ultimi, i Ciseran continuarono ad abitare nella villa di Ar nad, proseguendo la loro stretta collaborazione con i Vallaise. I figli di Pétrellin si trasferirono verso il 1317 da Issime, dove il padre, con altri particolari di Serta, conduceva il mulino de l ’Ila, presso Gaby. Come già è stato scritto il loro arrivo è collegato allo sfruttamento signorile di artifizi ad acqua, che ad Arnad proprio nei decenni successivi si ampliarono rispetto all’unico mulino prima esistente. Dei tre figli di Pétrellin, Jean detto Yollin mantenne i suoi interessi nella valle del Lys, dove aveva un mulino e una conceria, mentre Jacques e Pierre s’in sediarono definitivamente nella nuova località. La derivazione dell’acqua dal torrente Prouve favorì lo sviluppo a cascata di frantoi per l’orzo e la canapa e, soprattutto, delle forge. Così i discendenti di Pétrellin iniziarono a essere indicati con il nome della professione esercitata: Jacques e Pierre erano detti fabri (da cui il cognome Faber>Fabvre>Favre) mentre Hugonet, fi glio di Pierre, era chiamato Molendini, cioè “del mulino”. All’arrivo dei figli di Pétrellin, nel secondo decennio del Tre cento, vivevano stabilmente nella signoria di Arnad circa settan ta famiglie di contadini i cui destini possono essere ben seguiti nella documentazione d’archivio. In particolare consegnamen- ti e infeudazioni evidenziano una certa stabilità nel possesso della terra che, seppur frazionata nelle trasmissioni ereditarie e in parte scambiata con le ipoteche dotali, era tendenzialmente conservata all’interno del medesimo gruppo famigliare. Questo insieme consolidato di diadi famiglia/patrimonio fu per contro assai modificato nella seconda metà del secolo e nei primi decenni di quello successivo, quando, per il crollo demografico, molte delle antiche famiglie furono sostituite da nuovi arrivati e i relativi patrimoni fondiari assai rimescolati. In termini generali sembra che un raffreddamento del clima, con annate sfavorevoli e carestie, abbia innescato l ’inversione della curva demografica già nei primi decenni del Trecento. A tal proposito sono significativi i numeri della castellania di Bard: i 224 capifamiglia soggetti ai Savoia che nel 1338 pa garono il placito per la morte del conte Edoardo, cinque anni dopo, nel 1343, erano ridotti a 182, cioè un quinto in meno. Non si hanno dati precisi sulla mortalità legata alla peste del 1349, tuttavia è documentato che nel 1383, per il placito del conte Amedeo VI, i versamenti si erano ridotti a 157. Com plessivamente quindi, tra il 1338 e il 1383, nella castellania di Bard il numero di capifamiglia si era ridotto di un terzo. Fu un duro colpo e ne risentì anche la produzione agricola: già negli anni successivi all’epidemia il canone pagato dai fornai venne diminuito propter mortalitatem, evidentemente perché si cuoceva meno pane.3 1 Archivio di Stato di Torino (AST), Inventario 68, châtellenie de Chàtelargent, conto 1313-14. 2 Le notizie concernenti i personaggi citati nel presente contributo, se non diversamente segnalato, sono tratte da documenti conservati presso l ’Archivio storico regionale di Aosta (AHR), Fonds Vallaise (FV), al cui inventario si rimanda per ragioni di brevità. 3 AST, Inventario 68, châtellenie de Bard, conti dal 1338 al 1383. — 35 —
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