Issime - Augusta

A U G U S T A Fora iusticia! L u ig i B u sso S c h ù t z e r s c h -D s c h o a n t s c h 1 13 gennaio 1533 ad Issime nella stuba degli eredi di Ludovico de Closo l ’atmosfera deve essere rovente, e non certo per il fuoco acceso nel camino. Il nobile Michele di Bono di Brosso, castellano di Issime, deve infatti investigare su Jcuni uomini di Issime, sudditi del nobile Ludovico di Vallai- seTper una rissa denunciata dal nobile Francesco Filiberto di Vallaise e avvenuta quello stesso giorno. Un anonimo documento1 ci narra che innanzi al castellano sono presenti Cristano Troc , Giovanni di Gioacchino Mote- ri, Giovanni di Guglielmo Gal, Giovanni di Antonio Andrex, Giovanni Correria, nonché l’egregio Giovanni de Borinis e Gabriele de Jacono2. Il castellano incomincia la sua inchiesta interrogando, con le formule rituali, Cristano Troc, il quale riferisce, andando subi­ to al dunque, che era presente nel momento in cui Francesco Filiberto di Vallaise proferiva alcune parole ingiuriose a Gio­ acchino di Cristano de Roncho, che è il procuratore dei sindaci di Issime, dicendogli più o meno:” sei una testa di c ..... ” 3. A questo punto - prosegue a raccontare - Gioacchino de Roncho chiedeva delle testimonianze su quanto accaduto, che veniva­ no raccolte dal notaio Matteo Cristiglie0, e Francesco Filiberto colpiva con un pugno Matteo Chere, il quale aveva detto che Gioacchino de Roncho aveva diritto a chiedere le testimonian­ ze. Interveniva allora Giacomo de Abate, mistral di Francesco Filiberto, che colpiva con calci e pugni Matteo Chere e Gio­ vanni di Guglielmo Gal. Gli uomini di Issime iniziavano allora a chiedere giustizia gri­ dando ‘ fora iusticia’ ’ ed il nobile Vallaise e il mistral avrebbe­ ro fatto molte altre cose se non fosse intervenuto il Castellano a fermare tutti. Troc conclude la sua testimonianza dicendo che gli uomini di Issime non erano armati e non avevano insultato né il nobile Vallaise né il mistral e specifica che la prima mossa era stata fatta dal Vallaise, perché Gioacchino de Roncho si opponeva a Malecotti 5quale castellano e riferisce che il Vallaise non era armato mentre Malecotti portava una spada. L’anonimo notaio descrive infine Troc come un uomo sui treni’anni e con un patrimonio di cento ducati6e prosegue ri­ portando l ’interrogatorio di Giovanni di Guglielmo Gal. Questi dice che era presente in quanto convocato per una certa causa ed aggiunge alcuni dettagli al racconto di Troc. Riferisce che il Vallaise pretendeva che i suoi sudditi fossero giudicati dal castellano Malecotti e che Roncho non vi accon­ sentiva se prima lo stesso non giurava di osservare le fran­ chigie e di non opprimere gli issimesi più di quanto le stesse consentissero e non prestasse la cauzione prevista. Roncho chiedeva di verbalizzare la sua richiesta e di racco­ gliere la testimonianza dei presenti. Il nobile Vallaise si alzava allora dallo scranno e colpiva Matteo Chere e suo figlio Gia­ como7che cadevano in terra. I presenti iniziavano a rumoreggiare per quanto stava acca­ dendo e allora il mistral si faceva avanti contro gli uomini di Issime e colpiva con calci al ventre Giacomo Chere. Nessuno si opponeva al signore di Vallaise ed al mistral e al­ lora gli uomini di Issime iniziavano a gridare ‘ fora iusticia ”. II castellano Michele di Bono veniva minacciato di non giudi­ care altri casi e allora urlava agli issimesi di tacere e di ritirar­ si, a pena di franchigia. Dopodiché non succedeva più nulla. Anche Gal conferma che gli uomini di Issime non erano ar­ mati e non avevano né insultato né minacciato il Vallaise o il mistral e neppure li avevano aggrediti, solo Chere aveva detto che era legittima la richiesta di Roncho di far giurare Malecot­ ti e di raccogliere le testimonianze di ciò che stava accadendo. Conferma inoltre la presenza di Cristano Troc, Giovanni de Borinis, Giovanni di Gioacchino Materi, Giovanni di Antonio Andrexi, Giovanni Correria e di molti altri issimesi che al suo­ no delle campane erano venuti al banco del tribunale. Il castellano prosegue l’inchiesta interrogando Giovanni di Gioacchino Materi che dice che erano presenti Francesco Fi- liberto di Vallaise, Francesco Malecotti di Amad come castel­ lano e podestà e Roncho che si opponeva all’ammissione di Malecotti come castellano in mancanza del suo giuramento e della prestazione della cauzione e chiedeva al notaio Matteo Cristiglie ed al notaio autore del documento in esame che fos­ sero raccolte le testimonianze. Materi dice che il Vallaise si era offeso e con il mistral ave­ va aggredito gli uomini di Issime e colpito con pugni Matteo Chere che dava ragione a Roncho e aveva colpito anche Gia- 1 A.H.R. Fonds Vallaise, categoria 30 Mazzo III, n. 8. 2 Forse corrisponde all’odierno Jaccon, cognome oggi presente a Gaby e che nel Catasto del 1645 è scritto Jaquon. 3 “tu he un tiete de connum” 4 II Notaio Matteo Cristiglie è probabilmente antenato del famoso Notaio Mathieu Christillin (1712-1773) e la grafia del cognome sembrerebbe suggerire che il cognome Christillin, comunque derivante da De Cristano, fosse inizialmente Christine e che Christillin ne sia una derivazione. 5 Con ogni probabilità si tratta della forma latina dell’attuale cognome Malcuit, presente in Val d’Ayas. 6 Troc sembra essere il testimone più giovane perché è il solo di cui si indica l’età ed il censo, chiaramente al fine di attribuire un certo valore alla sua testimonianza. 7 Se Chere era accompagnato dal figlio significa che aveva una certa età. 39

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