A U G U S T A — 28 — Il mulino di Brochnu Mülli Analisi di una struttura produttiva nell’enclave Walser del Vallone di San Grato Mauro Cortelazzo Il mulino: un sistema di organizzazione sociale La costruzione di un mulino all’interno di un determinato sistema territoriale e sociale, costituisce un elemento innovativo e un indicatore di mutamento poiché agisce profondamente nei rapporti collettivi tra gli abitanti del luogo. La sua presenza modifica i modi di produzione intervenendo nel rapporto tra uomo e territorio, dimostrandosi rigorosamente legato alle capacità produttive che lo stesso luogo sa esprimere. L’edificazione costituisce, evidentemente, la risposta a una precisa necessità determinata da fattori quali l’espansione e l’intensità degli spazi coltivati, che i continui dissodamenti e la laboriosità antropica hanno mutato nel corso del tempo modificando le caratteristiche ambientali di quelle determinate porzioni di versante. Una metamorfosi ambientale nella quale la forte antropizzazione del territorio ha quale esito l’adeguamento delle infrastrutture necessarie al sostentamento della popolazione. La messa in opera dell’installazione idraulica fotografa un mutamento in atto e consente di proporre riflessioni teoriche sull’organizzazione di una società e sulla tipologia delle soluzioni tecniche adottate che tendono a migliorare i modi di produzione e le condizioni di vita. Conoscenze tecniche ed esigenze alimentari si coniugano nel favorire la nascita di quest’infrastruttura poiché ci si adopera per garantire ed ottimizzare le necessità comunitarie. Chiarire tempi e modi di tale evoluzione costituisce il fine di ogni indagine che approcci alle dinamiche insediative di un’area alpina come il Vallone di San Grato. In questa enclave Brochnu Mülli rappresenta il perno produttivo di un sistema molto articolato sul quale gravita la popolazione di un ampio distretto agricolo. La considerevole presenza di edifici, oggi ristrutturati, in disuso o ruderizzati, capillarmente distribuiti su entrambe le pendici del solco vallivo, rivela ancora oggi la densità insediativa che quest’area montana seppe esprimere nei secoli passati. La loro dislocazione, ancora leggibile percorrendo le pendici che scendono verso il torrente Walkhunbach entro una fascia altimetrica compresa tra i 1300 e i 1900 m slm, testimonia l’intenso sfruttamento cui fu sottoposto questo settore di suolo montano (vedi pagg.16-17). Non solo, le qualità e le evidenze architettoniche che caratterizzano queste costruzioni, così come le tante tracce che il suolo ancora restituisce, permettono di intraprendere e delineare un primo profilo della storia agraria di quel paesaggio. Una lettura stratigrafica del territorio, dei suoi mutamenti, delle sue diacronie imperniata sul mulino di Brochnu Mülli, ha quale finalità lo sviluppo di implicazioni sulle strategie insediative e sulle relazioni spaziali nel tempo. Attraverso la semplice documentazione e l’analisi di un edificio abbandonato da secoli, si applica un processo metodologico nel quale l’osservazione delle evidenze innesca quella capacità di pensare e leggere in forma ricostruttiva. Il ricostruire diviene un procedimento scientifico che abbraccia non solo l’oggetto in sé, cioè ciò che resta del mulino, ma anche il sistema delle soluzioni tecniche adottate a far sì che l’intero macchinario garantisse un’adeguata produttività. L’installazione idraulica richiedeva competenze tecniche e pratiche operative di primordine, capaci di ottenere, attraverso un rigoroso utilizzo della maggior quantità possibile di materiali locali, la soluzione di problemi teorici e pratici relativi alla scienza meccanica. Tecnologie frutto di evoluzioni secolari poste in opera anche grazie a tradizioni empiriche volte ad ottenere progressi oggettivi nella moltiplicazione delle quantità prodotte. Motori inanimati per eccellenza che, nel corso della lunga e lenta crescita demografica, avevano lo scopo di aumentare la produttività. Certamente in una tale prospettiva non ci si deve scordare che le rendite derivate dall’attività di molitura costituivano, per chi poteva garantirsene il monopolio, redditi appetibili per molte signorie rurali. L’esercizio di quest’attività innescava l’introduzione di diritti, privilegi e concessioni che costituivano il gravoso corollario per chi traeva dal produrre farina buona parte del sostentamento vitale. Come e in che termini Brochnu Mülli fosse coinvolto in un simile intreccio di attenzioni, rappresenta uno dei filoni di ricerca da sviluppare in futuro e i primi affondi archivistici ne sono una conferma e ne rivelano l’alto potenziale (BERTOLIN-MUSSO in questo volume). Per contro, considerata la particolarità dell’enclave cui il mulino era collegato1, rimane da definire l’eventuale legame 1 È stato osservato in proposito che “Il vallone di San Grato è l’unico esempio in Valle d’Aosta ad aver mantenuto intatta la struttura fondiaria della colonizzazione, passata da un insediamento temporaneo (della popolazione romanza) ad un insediamento stabile (della popolazione walser). I Walser si installarono nel Vallone a partire dal XIV secolo dopo aver disboscato parte del territorio in differenti modi. Le zone di insediamento furono suddivise in complessi di colonizzazione in relazione all’esposizione, all’altitudine, alla natura del suolo e quindi utilizzate per l’agricoltura e pastorizia. Un’estesa opera di progressiva espansione e di miglioramento della terra disponibile, utile all’agricoltura e alla pastorizia, con azioni di dissodamento, terrazzamento, adduzione d’acqua per irrigare e ‘fertirrigare’” (MUSSO, 2011, pp. 27-28).
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