Issime - Augusta

A U G U S T A — 2 — pietra, inseriti nella parete nord, sui quali probabilmente poggiava una lastra inclinata che fungeva da cappa; cappa che comunicava all’esterno con tre aperture. Il mugnaio, infatti, era costretto a lavorare per lunghi periodi di tempo senza potersi allontanare. Le macine non potevano girare a vuoto, L’alpe di Prassiro nel Vallone di San Grato è uno dei luoghi più magici ed evocativi. Tutti ad Issime sanno del folletto di Brochnu Mülli ‘il mulino rotto’. Secondo la tradizione nei pressi di Prassiro esisteva un mulino in cui abitava un folletto, z’tockji nel dialetto di Issime, il quale macinava il grano per tutti gli abitanti del Vallone. Il racconto si riferisce ad un tempo lontano quando il mulino era funzionante e quelle terre erano coltivate a segale. Si narra che il folletto fosse così vecchio d’aver potuto vedere il podere di Brechu1, un alpeggio confinante con Prassiro, tre volte coltivato e tre volte tornare bosco. Questo episodio è spesso evocato dai più anziani di Issime per affermare che con l’ineluttabile avanzare del tempo le cose possono mutare, che la storia non sempre segue un andamento lineare. Il Vallone di San Grato ha un orientamento est-ovest di cui un ampio versante esposto a mezzogiorno fu intensamente coltivato, versante che va dai 1.350 m slm della prima abitazione del Vallone quella di Tschuckjini, passando per diversi insediamenti fino ad arrivare ai 1.850 m slm del villaggio di Vlüekhji (vedi pagg. 16-19). La colonizzazione walser di questo territorio deve certamente la sua fortuna alla cerealicoltura, oltre che all’allevamento del bestiame. Proprio per questo l’immaginario collettivo ha posto l’accento su un mestiere come quello del mugnaio direttamente collegato alla produzione di un alimento fondamentale per la sopravvivenza fisica della comunità. Il mugnaio era addetto al funzionamento del mulino e per questo doveva avere competenze specifiche e possedere sia nozioni di meccanica per il funzionamento corretto di tutte le parti in movimento ed eseguire la loro manutenzione, sia una buona conoscenza dei cereali e delle loro proprietà, e non ultimo doveva provvedere al buon funzionamento del canale che portava l’acqua al mulino in modo da sfruttare al meglio la risorsa idrica. Molti mulini conservano al loro interno un focolare per poter riscaldare il locale e per poter cucinare, come è visibile nel mulino in località ou Té di Cabanne nel comune di Lillianes risalente al 1702 . Nel mulino di Prassiro il focolare era probabilmente posto a lato della grande lastra su cui erano appoggiate le macine. Oggi è difficile la lettura della disposizione originaria del piano del focolare. In corrispondenza del focolare, in alto, sono ancora visibili due modiglioni in I mulini di San Grato, dalla leggenda alla storia Roberto Bertolin, Michele Musso 1 Il termine fa riferimento ad una terra dissodata. A Gressoney broaχu, secondo Zürrer, è usato per indicare i vecchi campi di segale che con l’abbandono dell’attività agricola sono tornati prati (Zürrer P., Wörterbuch der Mundart von Gressoney (BSM XXIV), Frauenfeld 1982, p. 117). Il mulino di Brochnu Mülli e il torrente Walkhunbach.

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