Issime - Augusta

A U G U S T A — 2 — compì la solenne ricognizione dei beni della chiesa di Sion in valle d’Aosta. È pertanto esatta la data 1219, con la quale J. Gremaud pubblica la carta di Quart nei Documents relatifs à l’histoire du Vallais (vol. 1, 279). Qualche tempo prima, nel 1844, il documento era stato pubblicato da F. de Ginginsla-Sarraz, uno dei primi se non il primo storico dei Walser, in Notes additionelles relatives aux colonies allemandes du Piémont. Gingins-la-Sarraz tuttavia (che aveva trascritto l’atto dai Diplomata ad historiam Vallesiae di A.-J. De Rivaz) aveva riportato la data scritta nel cartolario, 1218, opportunamente corretta dal Gremaud in 1219. Sia la mensa vescovile e il capitolo della cattedrale di Sion sia l’abbazia di Saint-Maurice-d’Agaune nel XII-XIII secolo avevano ragguardevoli possedimenti sul versante meridionale valdostano del Monte Rosa. Questi beni, secondo il parere concorde degli storici pur in mancanza di documenti, non potevano che provenire da liberalità dei conti di Savoia nel XII secolo. I rapporti tra i Savoia e i vescovi di Sion, e più in generale tra Valle d’Aosta e Vallese, complessi in quei secoli, sono difficili da esplorare nel XII secolo, quando accanto alla crescente potenza dei Savoia si andava formando tutta una classe di famiglie signorili che ressero la valle nel basso medioevo. È a metà del XII secolo in particolare che si delineano con precisione i capostipiti di dinastie come i signori di Chatillon, di Challant, di Quart, di Cly, di Vallaise… In questo quadro di formazione (anche sulle montagne, in fondo alle valli, negli antichi alpeggi) di una fitta rete di possessi feudali, vanno inseriti anche i beni per così dire “vallesani”: quelli in capo Un codice duecentesco in pergamena, conservato nell’Archivio del Capitolo della Cattedrale di Sion, contiene la più antica citazione di Gressoney, risalente al 1219: ottocento anni fa. L’atto, la “carta di Quart”, è importante anche perché a ragione gli storici fanno risalire a quegli anni e a quel contesto la fondazione dell’insediamento walser a Gressoney e alla testata della valle del Lys. “Feudo del Vescovo e della chiesa di Sion in Aosta. Il 9 gennaio 1219 alla presenza di molte nobili persone, Giacomo della Porta di Sant’Orso, richiesto per conto del vescovo di Sion da Aimone di Casaletto, canonico di Sion, dove fossero i feudi che Giacomo teneva per conto della chiesa di Sion, confessò che tali feudi si trovavano nel luogo di Casaletto, nel luogo di Ussel, nella parrocchia di Saint-Vincent e nella valle di Challant, in monte e in piano… Confessò inoltre di tenere in feudo tutto ciò che si trova nella valle di Issime, al di là dell’acqua [del Lys], fino alla sommità dei monti, colto e incolto, pascoli, selve, prati, alpi, detti di Gressonei e di Verdobi…” “Questa confessione ha avuto luogo nel castello di Quart, in Valle d’Aosta, nella camera nella quale il detto Giacomo giace infermo, alla presenza del vescovo di Aosta Giacomo, del priore di Sant’Orso Bonifacio”, e di molti altri. Giacomo della Porta di Sant’Orso, capostipite di quelli che dopo di lui vennero chiamati signori di Quart, si spense quello stesso mese di gennaio 1219 nel quale il canonico Aimone, delegato del vescovo di Sion Landri de Mont, alla presenza dei più eminenti notabili del clero e della nobiltà valdostana, La “carta di Quart” compie ottocento anni. Nel 1219 Gressoney e Verdobi entrano nella storia Enrico Rizzi Nota: - Il cartolario duecentesco che comprende, tra numerosi altri, la carta di Quart del 9 gennaio 1219, è un codice in pergamena conservato a Sion, Archives du Chapitre Cathedrale de Sion (Min. A1, p. 23-24). 115 pp., senza titolo, reca sul fronte del primo foglio la dicitura di mano successiva: “Diversorum et infra patria Recognitiones”. Sono grato, per la cortese consultazione, all’archivista dr. Chantal Ammann. La carta di Quart è pubblicata da: J. Gremaud, Documents relatifs à l’histoire du Vallais, tome I, (300-1255), Lausanne 1875, 275, pp. 205-206. In precedenza una versione non corretta era stata fornita da: F. de Gingins-la-Sarraz, Notes additionelles relatifs aux colonies allemandes du Piemont et à l’ancienne route du Simplon, in “Archiv Schweizerische Geschichte”, III, Zurigo 1844. La trascrizione del Gingins-la-Sarraz è tratta da un manoscritto conservato all’Archivio di Stato di Sion: A.-J. De Rivaz, Diplomata ad historiam Vallesiae spectantia, tomo XI, pp. 135-136. Cfr. inoltre: J. Studer, Walliser und Walser, Zurigo 1886 (trad. it., Fondazione Monti 1988); O. Zanolli (a cura di), Inventaire des Archives des Vallaise, Aosta 1985 segg.; E. Rizzi (a cura di), Walser Regestenbuch - fonti per la storia degli insediamenti walser, Fondazione Monti, Anzola d’Ossola 1991; E. Rizzi, Storia dei Walser dell’ovest, Fondazione Monti, 2004.

RkJQdWJsaXNoZXIy NzY4MjI=