Bibliotheque de l'Archivum Augustanum - AHR

IDENTITÀ COMUNITARIE E POTERI A COGNE NEL BASSO MEDIOEVO

BIBLIOTHÈQUE DE L’ARCHIVUM AUGUSTANUM Volumes parus: I J.-C. Perrin, Inventaire des Archives des Challant, tome I er. II J. Rebotton, Études Maistriennes. III O. Zanolli, Les testaments des seigneurs de Challant, tome I er. IV J.-C. Perrin, Inventaire des Archives des Challant, tome II. V O. Zanolli, Cartulaire de Saint-Ours (XVe siècle). VI J.-C. Perrin, Inventaire des Archives des Challant, tome III. VII F. Chabod, Écrits d’Histoire. VIII J.-C. Perrin, Inventaire des Archives des Challant, tome IV (avec l’index alphabétique). IX O. Zanolli, Les testaments des seigneurs de Challant, tome II. X O. Zanolli-L. Colliard, Les Obituaires d’Aoste. XI E. Gerbore, Il territorio di Fénis e della Rivière nel Basso Medioevo. XII F. Orsières, Écrits pédagogiques, religieux et politiques (par les soins de L. Colliard). XIII Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome Ier. XIV Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome II. XV Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome III. XVI L. Colliard, Études d’histoire valdôtaine (Écrits choisis). XVII Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome IV. XVIII O. Zanolli, Inventaire des Archives des Vallaise, tome I er. XIX M. Costa, Les incunables et les impressions du XVI e siècle des Archives Historiques d’Aoste. XX Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome V. XXI O. Zanolli, Inventaire des Archives des Vallaise, tome II. XXII O. Zanolli, Inventaire des Archives des Vallaise, tome III. XXIII M. Costa, Le più antiche carte del priorato aostano di Saint-Bénin (1239-1370). Edizione critica e commento. XXIV Sources et documents d’histoire valdôtaine, tome VI. XXV A. Clos-O. Zanolli, Inventaire des Archives des Vallaise - Index, tome IV. XXVI L. Giachino, Lettres inédites de Mgr Albert Bailly (Rome, 1658). XXVII A. Barbero, Valle d’Aosta medievale. XXVIII J.-G. Rivolin, Uomini e terre in una signoria alpina: la castellania di Bard nel Duecento.

XXIX M. S. Bionaz, Un monastero intramontano: la Visitazione di Santa Maria di Aosta (1631-1720). XXX A. Pession, Comptes de la châtellenie de Cly (1376-1385). XXXI A. Pession, Comptes de la châtellenie de Cly (1385-1390). XXXII A. Pession, Comptes de la châtellenie de Cly (1390-1399). XXXIII B. Orlandoni, Costruttori di castelli, tomo I (il XIII e il XIV secolo). XXXIV B. Orlandoni, Costruttori di castelli, tomo II (il XV secolo). XXXV B. Orlandoni (a cura di), Costruttori di castelli, tomo III (addenda e apparati). XXXVI P. Papone, Il chiostro di Sant’Orso in Aosta e la sua interpretazione. XXXVII C. Andriot, Un siècle de présence des chanoines réguliers de Notre-Sauveur dans le Val d’Aoste. XXXVIII F. Degl’Innocenti, Cortemaggiore, Monreale delle Alpi o Curmaier? L’italianizzazione della toponomastica valdostana (1861-1946) XXXIX A. Pession, Comptes de la châtellenie de Cly (1399-1409). XL A. Pession, Comptes de la châtellenie de Cly (1414-1424). XLI B. Del Bo, La valeur d’un château. Le contrôle du territoire en Vallée d’Aoste du XIIIe au XVe siècle. XLII J.-G. Rivolin - R. Willien, La valeur d’un château: le contrôle du territoire en Vallée d’Aoste du XIIIe au XVe siècle - Supplément. XLIII F. Baudin, R. Bertolin, J.-G. Rivolin, R. Willien, Les Audiences générales d’Amédée VIII de Savoie en Vallée d’Aoste. XLIV J.-G. Rivolin - R. Willien, Le manuscrit d’Avise. Le codex 59 du Grand Séminaire d’Aoste (XVe siècle). XLV R. Willien, Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo.

BIBLIOTHÈQUE DE L’ARCHIVUM AUGUSTANUM Collection d’études d’histoire valdôtaine publiées par les Archives Historiques Régionales sous la direction de Fausto Ballerini XLV Roberto Willien IDENTITÀ COMUNITARIE E POTERI A COGNE NEL BASSO MEDIOEVO Aoste 2025

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 7 Elenco delle abbreviazioni AA Archivum Augustanum, a cura dell’Archivio storico regionale, Aosta 1968-1975; nuova serie, Aosta 2001 e seguenti ACV Archivio della Curia vescovile di Aosta AHR Archivio storico regionale di Aosta / Archives historiques régionales d’Aoste ASC Archivio storico del Comune di Cogne ASV Archivio storico vescovile di Aosta BAA Bibliothèque de l’Archivum Augustanum, a cura dell’Archivio storico regionale, Aosta 1974 e seguenti BASA Bulletin de la Société académique religieuse et scientifique du Duché d’Aoste (Bulletin de l’Académie Saint-Anselme), Aosta 1856-1982; nuova serie, Aosta 1990 e seguenti BSBAC Bollettino della Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, Aosta 2002/2003 e seguenti BSBS Bollettino storico-bibliografico subalpino BSM Biblioteca del Seminario Maggiore (Biblioteca diocesana) di Aosta EEA J.-A. Duc, Esquisses historiques des évêques d’Aost appartenant au XII e et au XIIIe siècles, I, Aosta 1885 (BASA 12) Fonti A. P. Frutaz, Le fonti per la storia della Valle d'Aosta, riedizione con note aggiunte a cura di L. Colliard, Aosta 1998 HEA J.-A. Duc, Histoire de l’Eglise d’Aoste, 10 volumi, Aoste / Châtel-Saint-Denis / Saint-Maurice 1901-1915 (Aosta 1985-20022) Historique J.-B. de Tillier, Historique de la Vallée d’Aoste, prima edizione integrale a cura di A. Zanotto, Aosta 1966 Nobiliaire J.-B. de Tillier, Nobiliaire du Duché d’Aoste, a cura di A. Zanotto, Aosta 1970. HPM Historiæ Patriæ Monumenta edita iussu regis Caroli Alberti, Officina Regia, 22 volumi, Augustæ Taurinorum 1836-1899 MLEA Monumenta Liturgica Ecclesiæ Augustanæ, a cura dell’Archivio storico regionale, 14 volumi, Aosta 1974-1992

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 9 Introduzione Oggetto di questo studio è l’esame dell’articolazione della Valle di Cogne nel basso medioevo, dal punto di vista territoriale-paesaggistico e istituzionale-amministrativo. La base di partenza è il saggio di Giuseppe Roddi sull’ordinamento giuridico di Cogne, che ha inteso studiare «i rapporti fra la comunità di Cogne e le due principali autorità valdostane, i conti poi duchi di Savoia e il vescovo di Aosta fino al XVIII secolo»1. Partendo dai caratteri geografici, politici e giuridici del «particolarismo cognense», lo studioso ha cercato di «far emergere come questo comune rurale di alta montagna prese coscienza di sé fino ad assurgere a forme di relativa autonomia, quali potevano essere il riconoscimento ufficiale, nel Coutumier del 1588, di una normativa specifica». Diversi spunti di riflessione sono poi emersi dagli studi relativi al comune rurale nel basso medioevo, che hanno contribuito alla comprensione delle dinamiche che hanno agito nella comunità di Cogne2. Nel fornire una definizione di «comune rurale» in Italia, Chris Wickham ha illustrato la posizione degli storici che hanno fatto coincidere l’origine di questo istituto con «la nascita di istituzioni rurali» (l’ufficio del console o l’assemblea di villaggio) o con «il documento scritto (breve o patto o franchigia), con il quale il signore concedeva le libertà alla comunità di villaggio». Lo studioso, tuttavia, considera che queste istituzioni siano relativamente tarde e che tale definizione non tenga adeguatamente conto di «un insieme di interazioni coscientemente regolate tra i vari membri di un gruppo sociale» che si svolgevano al di fuori di «istituzioni ben regolate». Al fine di una definizione più adeguata, Wickham prende quindi in considerazione un elemento soggettivo – la «coscienza collettiva» – e uno oggettivo – la «struttura istituzionale» – per caratterizzare le comunità del XII secolo3. 1 G. Roddi, Ricerche sull’ordinamento giuridico di Cogne dal XII al XVIII secolo, in BAA 20 (1987), pp. 359-523. 2 Per una panoramica sugli studi sulle comunità rurali nel basso medioevo, cf. M. Gravela, Medieval Alpine communal politics under the spotlight. The ERC project DEMALPS, in «Studi di Storia Medioevale e di Diplomatica», n.s. VII (2023), pp. 465-476. 3 C. Wickham, Comunità e clientele nella Toscana del XII secolo. Le origini del comune rurale nella Piana di Lucca, Roma 1995.

Roberto Willien 10 Angelo Torre, nell’ambito di una ricerca sulle comunità valsesiane di antico regime, ha studiato il «lessico territoriale» utilizzato nelle fonti d’archivio, per illustrare «le interazioni reciproche fra gli abitanti della valle e le loro interrelazioni con i poteri esterni». Termini come «luogo», «comunità», «comune» manifestano infatti per lo studioso una «pluralità di riferimenti territoriali», che «permette di ridefinire la gerarchia degli spazi territoriali». L’autore si è poi concentrato su una particolare istituzione territoriale, la confraria, che, al pari di altre istituzioni territoriali, rappresenta «anzitutto dei dispositivi grazie ai quali si “costruiscono” i luoghi»4. In riferimento alle comunità lombarde della Valtellina, Massimo Della Misericordia si è soffermato sul «rapporto tra singolo e gruppo» e sulle dinamiche che hanno portato alla formazione delle diverse identità territoriali come «prodotti della decisione politica, dello sfruttamento delle risorse economiche, delle abitudini relazionali, del rapporto con i poteri sovra-locali, delle rappresentazioni locali dei legami sociali»5. La comunità è intesa come «quadro di appartenenza», che può assumere diversi nomi – villa, locus, terra, burgus, castrum – un terreno di interazione tra una «pluralità di attori individuali e collettivi» che modellano la fisionomia della comunità stessa, «frutto della volontà di individui e gruppi di dare una forma sociale, istituzionale e culturale alla loro convivenza». In generale il termine «comunità» identifica «qualsiasi soggetto collettivo, definito su base residenziale, cui siano attribuibili azioni politiche, giuridiche o rituali». Una particolare forma di aggregazione sovralocale è rappresentata dalla «comunità di valle» (universitas vallis), di cui Carlo Guido Mor riconosce la particolare fisionomia, «determinata dai fattori morfologici del terreno e dal sistema economico, che è prevalente se non esclusivamente pastorizio». Si tratta di «unità politico-amministrative» che lo studioso fa risalire all’epoca romana – riferendosi in particoalre all’iscrizione del Trofeo delle Alpi a La Turbie in Francia nelle Alpi Marittime, menzionata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (III, 24), che elenca civitates e populi delle Alpi sottomessi dai Romani – e che presentano una «struttura integra fino all’età comunale e ben oltre», caratterizzata da suddivisioni interne e da un «punto di riferimento geo-morfologico»6. Paolo Grillo individua nella universitas vallis un esempio molto diffuso in tutto l’arco alpino, tra XIII e XV secolo, delle «forme di cooperazione e di raccordo sovralocali» individuate dalle comunità per fronteggiare problemi comuni, come «la 4 A. Torre, Confrarie e comunità nella Valsesia di antico regime, in Borgofranco di Seso 1247- 1997. I tempi lunghi del territorio medievale della Bassa Valsesia, a cura di G. Gandino, G. Sergi, F. Tonella Regis, Torino 1999, pp. 81-98. 5 M. Della Misericordia, Divenire comunità. Comuni rurali, poteri locali, identità sociali e territoriali in Valtellina e nella montagna lombarda nel tardo medioevo, Milano 2006, p. 33. 6 C. G. Mor, «Universitas vallis»: un problema da studiare relativo alla storia del comune rurale, in Miscellanea in onore di Roberto Cessi, Roma 1958, I, pp. 103-109.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 11 gestione dei corsi d’acqua o la manutenzione delle vie di comunicazione»7. Massimo Della Misericordia, che ha esaminato le «comunità di valle» lombarde tra XIV e XVI secolo, definisce questi istituti «federazioni di più comuni rurali» che rispondevano ad un «impulso dal basso» delle comunità, al fine di dotarsi di uno «spazio istituzionale» sovralocale, che svolgesse un ruolo di coordinamento tra potere centrale e comunità locali. L’esame di queste entità consente, secondo lo studioso, di «ricostruire in tutta la sua complessità il nesso tra il territorio, l’insediamento e l’organizzazione comunitaria». Quest’ultima può essere rappresentata come un «sistema stratificato» formato da «federazioni concentriche», che al loro interno presentano «spazi territoriali intermedi» come «terziere», «squadra», fino all’unità minima che identifica «soggetti dotati di meccanismi formali per esprimere una volontà comune e far valere la propria capacità politica», ovvero la patria («paese»)8. Per quanto riguarda Cogne, la ricerca, di cui si presentano qui i risultati, si è concentrata sulla stratificazione e sulle strutture comunitarie e su come gli uomini hanno interagito tra loro e con le comunità limitrofe, come sfruttavano le risorse disponibili e come erano capaci di interloquire con i poteri, con il vescovo di Aosta in primis quale signore temporale di Cogne, ma anche con i rappresentanti di Casa Savoia. Giuseppe Roddi, dopo un excursus storiografico sulla nascita del comune rurale in Italia, osserva che, dopo l’anno Mille, «liberandosi dalla condizione di asservimento e, in certi casi, dalla violenza dei signorotti, le popolazioni pervennero a poco a poco a una nuova, migliore disciplina dei rapporti giuridici» e che «l’affermazione del comune quale organismo politico si concretò mediante le carte di franchigia»9. Lo studioso indaga poi la «formazione del comune di Cogne, che poco per volta si staccò dall’organizzazione locale del feudo vescovile», facendo risalire «l’esistenza di una comunità dotata di personalità giuridica» al momento in cui questa elesse propri rappresentanti10. Sulla base degli elementi individuati da Chris Wickham per definire la comunità – la «struttura istituzionale» e la «coscienza collettiva» – si può quindi individuare 7 P. Grillo, Comunità di valle e comunità di villaggio nelle Alpi occidentali: lo stato delle ricerche, in Uomini risorse comunità delle Alpi Occidentali (metà XII - metà XVI secolo), Atti del convegno (Ostana, 21 ottobre 2006), a cura di L. Berardo, R. Comba, Cuneo 2007, pp. 31-41. 8 M. Della Misericordia, La comunità sovralocale. Università di valle, di lago e di pieve nell’organizzazione politica del territorio della Lombardia dei secoli XIV-XVI, in Lo spazio politico locale in età medievale, moderna e contemporanea, Atti del convegno internazionale di studi (Alessandria, 26-27 novembre 2004), a cura di R. Bordone, P. Guglielmotti, S. Lombardini, A. Torre, Alessandria 2007, pp. 99-111. 9 Roddi, Richerche cit., p. 379. 10 Ivi, p. 457.

Roberto Willien 12 il momento in cui questi due elementi emergono anche a Cogne11: nel 1323 quando, per porre fine ai dissidi con la comunità di Castelnuovo Nigra, la comunità individuò propri syndici et procuratores; nel 1333 quando, in occasione di una controversia per lo sfruttamento delle risorse naturali tra gli uomini del feudo superiore e quelli del feudo inferiore, costoro dichiarano di essere tutti homines de Cognia, sottoposti alla giurisdizione del vescovo. Le fonti utilizzate ai fini di questa ricerca sono conservate, ad Aosta, nel Fondo Cogne dell’Archivio storico regionale, nell’archivio della Curia vescovile, nell’archivio vescovile storico e nel Fondo Gal-Duc della Biblioteca del Seminario Maggiore; a Cogne ho consultato l’archivio storico del Comune, l’archivio parrocchiale e il Fondo Grappein dell’Associazione Musei di Cogne. Questo studio prende le mosse dalla tesi che ho discusso nell'aprile 2024 nel corso di laurea magistrale in Scienze del libro, del documento, del patrimonio culturale presso l’Università di Torino e di cui presento qui una sintesi riveduta e aggiornata. Desidero ringraziare per i preziosi suggerimenti anche in vista di questa pubblicazione Antonio Olivieri, professore di Storia e forme del documento medievale, nonché relatore della tesi, e Elena Corniolo, ricercatrice in Storia medievale presso la stessa Università e controrelatrice. Un ringraziamento va inoltre a JosephGabriel Rivolin per il confronto sempre arricchente sulla storia locale, a Celestino Guichardaz e a Bruno Zanivan per le chiacchierate su Cogne, con quest’ultimo in particolare in occasione delle mie escursioni estive al rifugio Grauson. Desidero inoltre ringraziare per la disponibilità e la professionalità dimostratami in sede di consultazione della documentazione archivistica Roberta Bordon, responsabile dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Aosta, Luca Jaccod, direttore della Biblioteca diocesana di Aosta, don Junior Carlo Louisetti, parroco di Cogne, Tiziana Truc, aiuto-bibliotecaria a Cogne, e Paolo Foretier dell’Associazione Musei di Cogne. 11 Wickham, Comunità cit., p. 16.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 13 I. Status quæstionis e panorama della bibliografia Un panorama della bibliografia è utile a far emergere il punto di vista degli autori che, a partire dal Settecento, hanno utilizzato le fonti scritte relative alla comunità di Cogne12. Gli atti più citati sono quelli che conferirono o attestarono il potere temporale del vescovo di Aosta a Cogne: la bolla13 di papa Eugenio III del 1152 e i patti14 tra il conte Tommaso di Savoia e il vescovo di Aosta Gualberto15 (1186-1212) della fine del XII secolo. Nel Settecento, Jean-Baptiste de Tillier16 (1678-1744), storico e alto funzionario del Ducato di Aosta nella delicata fase di transizione dalle antiche istituzioni feudali alle istituzioni moderne, «ricoprì per oltre quarant’anni le funzioni di segretario dell’Assemblea dei Tre Stati e del Conseil des Commis, le due principali istituzioni locali, impegnate all’epoca nella difesa delle antiche franchigie del ducato di Aosta»17. Nell’Historique de la Vallée d’Aoste ammette di non conoscere l’origine del potere temporale del vescovo di Aosta a Cogne. Precisa tuttavia che questo doveva essere antecedente all’arrivo di Casa Savoia, e che, nel patto della fine del XII secolo tra vescovo e conte, questi riconobbe a quello la facoltà di costruire un castrum a Cogne («pactum insuper fuit ut ipse episcopus, si voluerit, in valle de Conia castrum erigere valeat, unde homines sui et mei pacem et guerram, si necesse fuerit, facere aliis valeant»). De Tillier ricorda poi che il vescovo Umberto di Vil12 Cf. J.-G. Rivolin, Ecrivains d’histoire au Val d’Aoste in Réalités et perspectives francophones dans une Europe plurilingue. Actes du XIX Colloque de la Società universitaria per gli studi di lingua e letteratura francese, Saint-Vincent 6-9 maggio 1993, Aosta 1994, pp. 117-126; A. Celi, Gli storici valdostani tra centro e periferia, in La memoria dei luoghi. Gli storici locali in Piemonte tra Ottocento e Novecento, a cura di G. Fassino e F. Zampicinini con la collaborazione di C. Desole, Torino 2020. 13 HPM, Chartarum, I, coll. 795-797, doc. CCCCXCII e Chartarum, II, coll. 275-276, doc. CCXXXII. 14 HPM, Chartarum, I, coll 980-981, doc. DCLI. 15 A.-P. Frutaz, Le fonti per la storia della Valle d’Aosta, riedizione con note aggiunte a cura di L. Colliard, Aosta 1998, p. 298. 16 Sulla figura di De Tillier, cf. L. Colliard, La culture valdôtaine au cours des siècles, Aosta 1976, pp. 133-152; L. Colliard, Jean-Baptiste de Tillier, in Les Cent du Millénaire, Aosta 2000, pp. 296-299. 17 J.-G. Rivolin, Idee sull’identità valdostana: conoscere per capire, Aosta 2023, p. 59.

Roberto Willien 14 lette18 (1266-1272) fece costruire «la tour soit maison forte pour marque de la juridiction des évêques sur cette vallée»19. Allo storico settecentesco interessava dimostrare l’origine e la gestione del potere temporale dei vescovi a Cogne, un potere che venne loro riconosciuto, dall’alto, attraverso gli atti dei conti di Savoia, e, dal basso, attraverso gli atti di ricognizione della comunità. Nell’Historique non risparmia peraltro critiche ai vescovi riguardo all’amministrazione dei beni ecclesiastici: il loro frequente ricorso infatti nei secoli alla pratica dell’infeudazione e dell’alienazione dei beni fondiari provocò una diminuzione dei redditi della mensa episcopale20. Giurista, uomo politico, grande erudito e appassionato di genealogia, araldica, epigrafia e numismatica, De Tillier fu un profondo conoscitore dei fondi documentari valdostani, che utilizzò come base per la sua importante opera storica sulla Valle d’Aosta21. Nella prefazione dell’Historique, Aimé-Pierre Frutaz afferma che De Tillier fu «un collectionneur très avisé de documents anciens et modernes qui pouvaient lui servir pour l’expédition des affaires de son secrétariat des Etats du Duché» e lo definisce «le prototype de nos fonctionnaires érudits du XVIIIe siècle, conservateurs convaincus des anciennes institutions juridiques et politiques valdôtaines, et conséquemment incapables de se rallier aux nouvelles idéologies 18 Fonti, p. 301. 19 J.-B. de Tillier, Historique de la Vallée d’Aoste, prima edizione integrale a cura di A. Zanotto, Aosta 1966, p. 180. André Zanotto individua a Cogne tre case forti riconducibili al vescovo (A. Zanotto, Castelli valdostani, Aosta 1980, pp. 84-86): il palazzo vescovile, nei pressi della chiesa parrocchiale, che lo storico identifica con la «turris domini episcopi» di cui parla un atto della metà del XIII secolo (J.-A. Duc, Histoire de l’Eglise d’Aoste, II, Aosta 1907, pp. 412-413), poi castello reale nell’Ottocento in quanto di proprietà del re Vittorio Emanuele II, che lo adibì a residenza di caccia; la casa forte fatta realizzare alla fine del Duecento dal vescovo Umberto di Villette in località Laydetré, verso la Valnontey; e la casa forte di Tarambel, nei pressi di Epinel, «detta anche “Torre di Mogni” perché era infeudata dal vescovo alla famiglia Mogny». Per Zanotto «è verosimile che questa casa facesse parte dei beni che il vescovo Nicola Bersatori acquistò nel 1291 da Teobaldo di Casaleto». Accanto al palazzo vescovile, che Duc chiama «Tour de Cogne», vi era il «tribunal de justice» (HEA, II, p. 412; Historique, p. 180), dove si svolgeva l’assemblea giudiziaria o avevano luogo gli atti giuridici. In un documento questo luogo viene definito «locus iuridicus» (AHR, Fondo Cogne, I, 30), altrimenti identificato con espressioni come «in barrio iuxta turrim episcopalem, videlicet in loco iura reddi Cognie» (AHR, Fondo Cogne, II, 4) o «in barrio prope/iuxta turrim episcopalem/dicti loci Cognie» o semplicemente «in barrio turris». Quanto alla casa forte del vescovo Umberto di Villette, il cronista e cappuccino savoiardo François Genand, nella sua cronotassi dei vescovi di Aosta del 1625, afferma che questa serviva anche come residenza estiva per i vescovi di Aosta: «ædificavit etiam turrim vallis Cogniæ, pro receptione reverendissimorum episcoporum Augustæ Prætoriæ (quorum iurisditioni subiacet) illuc æstivo tempore aliquando migrantium» (Franciscus Genand, De reverendissimis simul et religiosissimis almæ Augustanæ Salassorum ecclesia episcopis historiographica narratio, a cura di J.-C. Perrin in AA 4 (1970), p. 158). Sulla figura di François Genand, cf. Colliard, La culture cit., pp. 105-107. 20 Historique, pp. 167-168. 21 Sull’opera storica di De Tillier, cf. F.-G. Frutaz, Jean-Baptiste De Tillier et ses travaux historiques. Notes inédites par les soins de l’avocat Ernest Page, in BASA 29 (1951), pp. 1-76.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 15 politiques contraires aux autonomies locales»22. Nella sua strenua difesa del particolarismo del Pays d’Aoste, lo storico esaltò il concetto di «dedizione» della Valle d’Aosta a Casa Savoia e la natura pattizia della carta delle franchigie. A cavallo fra Ottocento e Novecento, il vescovo di Aosta Joseph-Auguste Duc23 (1872-1907) rappresentò una figura di primo piano nella storiografia valdostana. Fu membro della Regia Deputazione Subalpina di Storia Patria e presidente dell’Académie Saint-Anselme, istituzione nata nel 1855 per difendere l’identità storico-culturale del ducato, fu un grande erudito e appassionato di storia locale, soprattutto ecclesiastica. Per Duc il patto tra conte e vescovo della fine del XII secolo rivestì una grande importanza in quanto pose le basi per l'esercizio del potere temporale del vescovo a Cogne. Inoltre questi si vide restituita parte dei beni che appartenevano alla mensa episcopale, compreso il castello di Leverogne (Arvier), di cui la metà venne poi reinfeudata al conte. In caso di necessità la casa forte poteva così servire da rifugio sia agli uomini del conte sia a quelli del vescovo. Queste fortificazioni rientravano nell’ottica di quella che il prelato ottocentesco definisce «alliance offensive et défensive» tra le due autorità, per far fronte alle violenze nobiliari e popolari. Il castello, precisa Duc, «est la tour existante près de l’église» e «fait aujourd’hui partie du patrimoine privé du Roi»24. L’altro atto di grande importanza per Duc è la bolla del 1152 con la quale papa Eugenio III confermò al vescovo di Aosta Arnolfo25 (1152-1158) i beni e i possedimenti della Chiesa di Aosta. Per il vescovo, infatti, la bolla papale rappresentò la più antica attestazione dei diritti temporali del vescovo di Aosta nella Valle di Cogne in quanto elenca i beni della Chiesa di Aosta posti sotto la protezione papale, tra cui Cogne, e conferma «tous les privilèges et franchises accordés à l’évêché et au chapitre cathédral par les comtes de Savoie»26. Grande erudito e nostalgico del medioevo e delle sue istituzioni, nelle sue due opere storiche – Esquisses historiques des évêques d’Aoste e Histoire de l’Eglise d’Aoste – il prelato si sofferma sugli atti relativi a Cogne che dimostrano il buon governo dei suoi predecessori nell’esercizio del potere temporale. Alcuni di questi 22 Historique, p. VII. 23 Fonti, p. 326. Sulla figura del vescovo Duc, cf. anche: Colliard, La culture cit., pp. 446-454; Cent ans après: Mgr Joseph-Auguste Duc - Chan. François-Gabriel Frutaz. Actes du colloque (Aoste 16-17 décembre 2022) a cura di S. Barberi et L. Jaccod, Aosta 2023 (Ecrits d’histoire, de littérature et d’art, 16). 24 J.-A. Duc, Esquisses historiques des évêques d’Aoste appartenant au XII e et au XIIIe siècles, I, Aosta 1885 (BASA 12), p. 162; HEA, II, pp. 93-94. 25 Fonti, p. 296. 26 EEA, I, pp. 50-52; HEA, II, pp. 6-7.

Roberto Willien 16 atti sono trascritti e pubblicati in appendice ai due volumi Esquisses historiques27. Nella seconda metà dell’Ottocento, a fare da contraltare allo storico ecclesiastico Joseph-Auguste Duc, uno storico laico, Tancredi Tibaldi (1851-1916), «un écrivain brillant, un esprit versatile, un collectionneur passionné d’antiquités»28. Spirito libero e laico di formazione, Tibaldi nutrì sempre un grande rispetto per la religione e i suoi rappresentanti, dicendo tutta la sua ammirazione per Joseph-Auguste Duc, anche se entrò in una dura polemica con il canonico François-Gabriel Frutaz, che criticò aspramente l’opera storica di Tibaldi. Questi lo accusò a sua volta di voler detenere il monopolio della storia locale29. Nella sua opera storica sulla Valle d'Aosta, Tibaldi parla di Cogne in diverse occasioni: nel paragrafo dedicato al conte Tommaso di Savoia cita i patti del 1191 e in quello sulla signoria di Cogne cita la bolla del 1152 dove si fa menzione della giurisdizione del vescovo sulla villa a Cogne. A questo atto lo storico fa risalire l’origine del potere temporale del vescovo su Cogne30. Un’opera specifica su Cogne uscì negli anni Ottanta del secolo scorso: il saggio di Giuseppe Roddi sull’ordinamento di Cogne, da cui emerge il particolarismo giuridico, che sarà poi riconosciuto alla fine del Cinquecento nel corpus delle norme consuetudinarie noto come Coutumier du Duché d’Aoste, con una sezione specialmente dedicata alle consuetudini di Cogne. Anche Roddi si sofferma sull’origine del potere temporale del vescovo, prestando tuttavia attenzione anche agli atti che attestano l’influenza dei conti poi duchi di Savoia. L’autore si sofferma sui «due patti distinti» del 1191 del conte Tommaso di Savoia31: con il primo, questi rinunciò allo spoglio dei beni dei vescovi di Aosta defunti, reintegrò il vescovo Gualberto nel suo diritto di percepire il terzo delle imposte riscosse dal conte nella città di Aosta, autorizzò lo stesso vescovo a costrui- re un castrum a Cogne32; con il secondo il conte, concedendo le franchigie alla città di Aosta, offrì la sua protezione al vescovo e alla sua Chiesa («ab omni inquietatione ecclesias et bona episcopi, clericorum et religiosorum virorum pro viribus meis 27 «Eugène II défend l’aliénation des biens de l’Eglise d’Aoste, 15 janvier 1152» (EEA, I, p. 247, doc. I); «Reconnaissance féodale de la commune de Cogne vers l’évêque et règlements civils, 1245?» (EEA, II, p. 485, doc. II); «L’évêque Simon donne de nouveaux statuts à la commune de Cogne, 31 mars 1278» (EEA, II, p. 511, doc. XIII). 28 Colliard, La culture cit., pp. 464-468. 29 Sulla figura di F.-G. Frutaz, cf. ivi, pp. 454-464. In particolare sulla polemica con Tibaldi, cf. ivi, p. 458, n. 12. 30 T. Tibaldi, La Regione d’Aosta attraverso i secoli. Studi critici di storia, II, Torino 1902, p. 228. 31 Roddi, Ricerche cit., p. 397. 32 HPM, Chartarum, I, coll. 980-981, doc. DCLI.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 17 deffendere tenear»)33. Questi atti, rafforzando «la posizione politica e patrimoniale del vescovo di Aosta»34, costituirono il «formale inizio» del «potere giurisdizionale del vescovo di Aosta su Cogne»35. Nel capitolo dedicato alle «principali linee dell’ordinamento giuridico di Cogne», Roddi affronta la questione dei «rapporti fra i Savoia e il vescovo-feudatario» in relazione all’esercizio del potere a Cogne. Osserva che il conte Tommaso di Savoia «e i suoi successori non vollero mai riconoscere i vescovi come conti sia nella Valle d’Aosta, sia, in particolare, nella Valle di Cogne», cercando di attenuarne «poco per volta il potere legislativo, amministrativo e giurisdizionale»36. In proposito l’autore parla di «consignoria feudale» del vescovo di Aosta e del conte di Savoia, che escludeva di fatto una «relazione di vassallaggio»37. Al fine di consentire la ricostruzione del rapporto tra vescovo e comunità, elenca poi gli «atti di omaggio», le «ricognizioni feudali», gli «atti del vescovo» già menzionati da Joseph-Auguste Duc nella Histoire de l’Eglise d’Aoste38. Ezio Emerico Gerbore, studioso locale che ha approfondito gli aspetti economici e sociali del medioevo valdostano, cita la bolla papale del 1152, in merito alla regolamentazione dell’utilizzo degli alpeggi, quale «prima attestazione della presenza di alpeggi di pertinenza vescovile»39. Mauro Caniggia Nicolotti, insegnante, appassionato di storia locale, divulgatore e guida turistica, ha pubblicato diversi approfondimenti su Cogne, in particolare due monografie40. I due saggi sono una guida alla scoperta delle emergenze artistiche e culturali, come la chiesa dedicata a Sant’Orso, la cappella di Sonveulla, la vecchia strada tra Aymavilles e Cogne, la Maison Gérard-Dayné, oggi museo etnografico, la casa forte Villette, la fontana di ferro, il castello di Tarambel. Nella prima monografia Caniggia ripercorre la storia di Epinel, descrivendo i vari nuclei abitativi che nel corso dei secoli si sono formati. Illustra poi brevemente l’origine del potere temporale del vescovo a Cogne, citando la bolla papale del 1152 e i patti del 1191, documenti che l’autore menziona anche nell’altra monografia, dove 33 Roddi, Ricerche cit., p. 491. 34 Ivi, p. 397. 35 Ivi, p. 398. 36 Ivi, p. 408. 37 Ivi, p. 413. 38 Ivi, pp. 414-430. 39 E. E. Gerbore, Una comunità valdostana, i suoi pascoli ed i suoi alpeggi: Cogne tra XIII e XV secolo, in Histoire et culture en Vallée d’Aoste. Mélanges offerts à Lin Colliard, Aosta 1993, pp. 161-193. 40 M. Caniggia, Epinel. Fondamenti di un particolarismo, Aosta 1995; Id., Cogne. La sua storia, i suoi monumenti, Aosta 2000.

Roberto Willien 18 intende «raccontare la storia di Cogne» con un’attenzione particolare alla cultura e al «patrimonio monumentale che racchiude gelosamente»41. All’inizio del XXI secolo, lo storico Alessandro Barbero, nel suo studio sulla Valle d’Aosta nel basso medioevo42, illustra i rapporti tra le due massime autorità, vescovo di Aosta e conte di Savoia, accennando al potere temporale dei vescovi che origina dalla bolla papale del 1152 e dai patti del 1191. Due atti che lo storico mette in prospettiva: la bolla papale del 1152, infatti, che confermò alla Chiesa valdostana i benefici concessi precedentemente dai conti di Savoia, elencando i possedimenti della mensa episcopale (tra cui la «villam que dicitur Conia cum alpibus suis et ceteris que ibi ad domum episcopalem pertinent») e liberò la Chiesa «dalle intromissioni dell’autorità laica», concedendo al vescovo «una partecipazione ai proventi» riscossi dal conte nella città di Aosta43, venne confermata dal conte Tommaso I con l’atto del 1191, col quale restituì al vescovo Gualberto la terza parte delle entrate riscosse nella città di Aosta e vietò la pratica dello «spoglio dell’episcopato» da parte del conte alla morte del vescovo, ponendo di fatto un termine ai contrasti tra vescovo e conte44. Barbero ha inteso esplorare l’origine del potere comitale in Valle d’Aosta, a partire dal conte Umberto I (980-1048), e «ricostruire le circostanze che permisero l’affermazione del conte nella regione», la cui comparsa fu «strettamente connessa al controllo esercitato dalla sua famiglia sull’episcopato locale»45. Nell’esaminare l’atto del 1191, Barbero si sofferma poi sulla clausola relativa alla costruzione del castrum46, precisando tuttavia che questo «non fu mai costruito» e che «solo nel 1245 si parla per la prima volta di una turris domini episcopi»47. Elena Corniolo, ricercatrice in storia medievale presso l'Università di Torino, in un articolo dedicato alla Valle di Cogne,48 indaga, attraverso varie tipologie documentarie, il rapporto articolato e complesso tra poteri e sudditi, facendo emergere una dialettica tra l’autorità dall’alto che dispone, ma che al tempo stesso non è sorda alle richieste che emergono dal basso, e la comunità che si esprime attraverso i suoi rappresentanti, i quali in diverse occasioni si oppongono a disposizioni contrarie alla consuetudine. Nel ripercorrere l’origine del potere temporale del vescovo su Cogne, Corniolo accenna alla bolla papale del 1152 e ai patti del 1191, un potere che veniva 41 Ivi, p. 7. 42 A. Barbero, Valle d’Aosta medievale, Napoli 2000 2 (BAA 27). 43 Ivi, p. 21. 44 Ivi, p. 27. 45 Ivi, p. 4. 46 Ivi, p. 34. 47 Ivi, p. 35. 48 E. Corniolo, Poteri signorili e chiese locali in Valle d’Aosta: il caso della vallata di Cogne (secoli XIII-XV), in «La signoria rurale nell’Italia del tardo medioevo. 3 - L’azione politica locale», a cura di A. Fiore e L. Provero, Reti Medievali E-book, 39, Firenze 2021, pp. 51-66.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 19 personalmente e concretamente esercitato dal vescovo durante l’assemblea giudiziaria (Sognia). Anche la studiosa Augusta Lange (1908-1995), nell’introduzione del volume sulle udienze generali dei conti e duchi di Savoia in Valle d’Aosta, accenna brevemente a queste assise giudiziarie che il vescovo teneva a Cogne, rilevandone l’analogia con le udienze dei rappresentanti di Casa Savoia49. Atti di ricognizione Tra i primi atti di ricognizione che vengono ricordati, Joseph-Auguste Duc cita alcuni documenti del 1225 con i quali alcuni membri della famiglia di Allian riconobbero di tenere in feudo dal vescovo Bonifacio50 (1220-1243) beni situati a Cogne, a monte dell’abitato di Pondel. La scarsa redevance chiesta in quell’occasione dal vescovo, a fronte di infeudazioni importanti, divenne per Duc motivo di critica nei confronti dei suoi predecessori per la scarsa attenzione nella gestione dei beni della Chiesa («c’était le système de l’époque et une preuve du désintéressement de nos évêques»)51. Una critica che ricorda quella dello stesso tenore espressa un secolo prima da De Tillier52. Questi atti vengono menzionati anche da Caniggia nel suo saggio su Epinel quando tratta delle famiglie influenti nella zona, Magny, Chesallet del mandamento di Châtel-Argent, Allian di Aymavilles e Marro53. Duc menziona poi l’atto del 1227 con il quale i procuratori della comunità, Gilliavod e Goffredo, riconobbero al vescovo Bonifacio i 15 mansi che questi possedeva a Cogne e i servitia dovuti per ogni mansus alla mensa vescovile, sottolineando in proposito l’attenzione che il vescovo prestava al «grand fief de Cogne» e la cura con cui vi esercitava il potere temporale54. Una grande importanza gli storici attribuiscono all’atto di ricognizione non datato che si fa risalire alla metà del XIII secolo55, che contiene un regolamento della comunità e che Duc analizza lungamente56 e trascrive57. Il prelato osserva che in esso è contenuto il fondamento dei diritti signorili del vescovo a Cogne, dove esercitava «la haute juridiction qu’un roi, qu’un prince, qu’un comte ont dans leur 49 A. Lange, Le udienze dei conti e duchi di Savoia nella Valle d’Aosta 1337-1351, Torino 1956, p. XLVIII. 50 Fonti, p. 298. 51 HEA, II, pp. 188-190. 52 Historique, pp. 167-168. 53 Caniggia, Epinel cit., pp 83-84. 54 HEA, II, p. 192. 55 Sulla data dell’atto, Roddi precisa: «Si suole datarli [gli statuti] prima del 1246, poiché a quella data era vescovo di Aosta Pietro di Etroubles, il cui procuratore non era quel prevosto Rodolfo che compare nell’atto» (Roddi, Ricerche cit., p. 436). 56 EEA, II, pp. 22-28; HEA, II, pp. 276-281. 57 EEA, II, pp. 485-495.

Roberto Willien 20 propre terre», secondo il principio del superiorem non recognoscens58. Anche De Tillier riconosceva al vescovo di Aosta l'esercizio del potere temporale a Cogne secondo questo stesso principio, citando la dettagliata ricognizione del 1408, con la quale i rappresentanti della comunità «recognoscunt episcopum habere idem ius et dominium in valle de Conia quod habet princeps, dux, rex in dominio suo»59. Duc elenca poi le disposizioni contenute nella ricognizione della metà del XIII secolo, le prestazioni in natura e denaro, le regole della vita comunitaria e le sanzioni per i reati. Un insieme di norme che rappresentava per il prelato «un heureux mélange de fermeté et de douceur, et peut être considéré comme un monument de sagesse de nos évêques»: la pena di morte o la tortura non vi erano contemplate e le sanzioni erano perlopiù di natura pecuniaria. In questo senso il regolamento di Cogne costituiva «un grand progrès dans la voie de la civilisation» e manifestava il governo del vescovo «sous une forme toute paternelle», che si rifletteva anche nella mitezza del potere coercitivo: «le pouvoir coercitif y revêt une teinte singulièrement adoucie»60. Nel Novecento Tancredi Tibaldi nella sua opera storica compilatoria sulla Valle d’Aosta, dà sistematicità al materiale documentario in suo possesso, che arricchisce con alcuni giudizi a volte taglienti sulle vicende storiche e politiche. Quanto al potere temporale dei vescovi sulla signoria di Cogne, lo storico mette in evidenza il governo illuminato dei vescovi, caratterizzato da norme all’avanguardia, come quelle sulla successione delle donne nei feudi, e dalla mitezza delle sanzioni che non prevedevano il ricorso alla pena di morte o alla tortura. Anch’egli riconosce esemplare, per la mitezza delle pene, la «costituzione del 1245 accordata ai valligiani di Cogne», nella quale «troviamo escluse la pena capitale e la tortura», che ne faceva un «antesignano del diritto penale moderno». Riguardo al reato di adulterio, tuttavia, di fatto equiparato all’omicidio, lo storico non nasconde le sue perplessità: «veramente il fornicare con la moglie altrui ci sembra meno grave che il togliere la vita ad una persona»61. Oltre alle opere storiche di carattere generale, il Novecento vide l’uscita di due monografie su Cogne: la prima negli anni Venti di Piero Giacosa, che offre uno spaccato della vita culturale, sociale, economica e politica dell’epoca; l’altra negli anni Sessanta del Novecento di Piero Malvezzi (1916-1987), che raccolse e curò l’edizione di alcuni manoscritti rari o inediti da lui stesso conservati e trascritti nell’Ottocento dal canonico e parroco di Cogne, Pierre-Louis Vescoz (1840-1925), relativi alla storia, alla geografia, all’economia e alle tradizioni di Cogne. Il volume 58 Roddi, Ricerche cit., p. 437. 59 Historique, p. 180. 60 HEA, II, pp. 280-281. 61 Tibaldi, La Regione cit., II, pp. 410-411.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 21 contiene anche alcuni scritti inediti del medico e sindaco di Cogne César-Emmanuel Grappein62. Un documento sulla storia di Cogne elenca le disposizioni della ricognizione feudale della metà del XIII secolo, tratte secondo Malvezzi da una vecchia pergamena ritrovata in vescovado63. Giuseppe Roddi vede nella ricognizione della metà del XIII secolo («statuti di Cogne») un insieme di norme del vivere civile «attribuibili all’attività di alcuni vescovi aostani, che introdussero e modificarono i vari articoli in relazione alle esigenze locali nel volger del tempo»64. In esse si afferma il principio del superiorem non recognoscens come «fondamento di tutti i diritti signorili esercitati dal vescovo nella Valle di Cogne» e si stabilisce l’istituto della Sognia, l’assemblea giudiziaria presieduta dal vescovo65. Dalle norme emerge anche per Roddi «un certo benessere degli abitanti» insieme a «un sentito rispetto per l’istituzione ecclesiastica, che dominava senza opprimere»66. Ezio Emerico Gerbore, in un contributo sulle franchigie67, sottolinea l’antichità di quelle di Cogne rispetto a quelle delle altre comunità rurali valdostane e ricorda che qui i primi regolamenti comunitari risalgono alla metà del XIII secolo. Altrove definisce queste disposizioni una «prima forma di regolamentazione degli alpeggi»68. Nel capitolo sull’ordinamento amministrativo di Cogne, Mauro Caniggia menziona l’atto della metà del XIII secolo («statuti di Cogne») sui «rapporti giuridici fra il vescovo e gli abitanti»69, interessandosi ai diversi feudi vescovili e ai rispettivi placita e servitia dovuti al vescovo e alla sua mensa. Privilegi e franchigie Un altro documento particolarmente importante e citato dagli storici è quello che contiene le franchigie del 1331 del vescovo Niccolò II Bersatori70 (1327-1361). L’atto rappresenta una summa delle disposizioni in vigore nella comunità in quanto riprende i privilegi concessi alla comunità fino ad allora (negli anni 1270, 1278, 62 Le val de Cogne. Recueil de textes rares, a cura di P. Malvezzi, Aosta 1966. 63 P.-L. Vescoz, Notes historiques sur la Vallée de Cogne. Traditions populaires, in Le val de Cogne. Recueil de textes rares, a cura di P. Malvezzi, Aoste 1966, pp. 59-72. 64 Roddi, Ricerche cit., p. 436. 65 Sulla Sognia, cf. J.-C. Perrin, Inventaire des documents du fonds Cogne, in BAA 15 (1983), p. 279 n. 12; E. E. Gerbore, La Sogne, in Les institutions du Millénaire, Aosta 2001, pp. 317-318. 66 Roddi, Ricerche cit., p. 438. 67 Gerbore, Les plus anciennes franchises rurales valdôtaines (1270-1311) : types et problèmes, in Liberté et libertés. VIIIe centenaire de la charte des franchises d’Aoste (Actes du colloque international d’Aoste, 20-21 septembre 1991), Aosta 1993, pp. 115-131. 68 Gerbore, Una comunità valdostana cit., p. 163. 69 Caniggia, Epinel cit., p. 95. 70 Fonti, p. 304.

Roberto Willien 22 1285 e 1287). Queste disposizioni sono pubblicate nel repertorio delle franchigie del Ducato di Aosta71 di De Tillier, che nel Settecento diede un forte impulso alla ricerca storica, grazie all’edizione di fonti (franchigie, lettere, infeudazioni) e alla pubblicazione di strumenti archivistici (inventari), anche se, nelle intenzioni dell’autore, questo lavoro doveva avere una esclusiva utilità pratica a beneficio dei funzionari dell’amministrazione ducale, e non anche servire come fonti per la storia72. Nell’Ottocento Joseph-Auguste Duc menziona il privilegio73 del 1270 col quale il vescovo Umberto di Villette autorizzò le donne a ereditare i feudi paterni in mancanza di eredi maschi, con la clausola di non poterli alienare a persone non residenti a Cogne74. Un atto che, secondo Duc, fece del vescovo «un souverain libéral» e un precursore del «progrès de la civilisation moderne», considerato che all’epoca nel resto della Valle d’Aosta, ma anche in diverse parti d’Europa, non era consentito alle donne di succedere ai loro padri in linea ereditaria75. In relazione a questo atto e al fine di mostrare la «bonté paternelle» dei suoi predecessori e il loro governo «tout à fait paternel et populaire», Duc cita l’atto di conferma76 del 1285 del vescovo Niccolò I Bersatori77 (1283-1301) e quello del 1287 col quale lo stesso vescovo autorizzò le donne a ereditare i beni dei loro fratelli78, atti che mostrano «sous le côté le plus favorable, le pouvoir législatif de l’évêque». Un altro atto di cui Duc sottolinea l’importanza è il regolamento79 del 1278 col quale il vescovo Simone80 (1275-1283) modificò le disposizioni in vigore, che il prelato commenta81 e trascrive82, esaltando lo spirito conciliante e tollerante che ispirò il suo predecessore: «ces réformes apportées par l’évêque Simon dans l’administration de son comté montrent dans tout son jour l’esprit de douceur et de conciliation, qui formait le 71 J.-B. de Tillier, Le franchigie delle comunità del Ducato di Aosta, a cura di M. C. Daviso di Charvensod e M. A. Benedetto, Aosta 1965, pp. 60-67. 72 Colliard, La culture cit., p. 142. 73 AHR, Fondo Cogne, I, 2. 74 EEA, II, p. 191; HEA, II, pp. 411-412. 75 Nella recognitio delle consuetudini valdostane fatta al conte di Savoia durante le Udienze generali, i nobili pari, non pari e i consuetudinarii erano soliti dichiarare che «per consuetudinem Vallis Auguste approbatam, nulla mulier succedere debet in feudum quibuscumque et, quamquam alique mulieres sint de nobilibus paribus terre, tamen previlegio parium gaudere non debent» (Lange, Le udienze, cit., p. 13). 76 EEA, II, p. 344; HEA, III, p. 108. 77 Fonti, p. 302. 78 EEA, II, pp. 359-360; HEA, III, p. 123. 79 AHR, Fondo Cogne, I, 3. 80 Fonti, p. 302. Sull’appellativo “di Duin” attribuito al vescovo Simone a partire dal XVIII secolo, cf. A. Barbero, Un ginevrino vescovo di Aosta: Simon de Vercers (e non de Duin), 1275-1283, in BASA n.s. XXI (2024). 81 EEA, II, pp. 273-275; HEA, III, pp. 47-49. 82 EEA, II, pp. 511-514.

Identità comunitarie e poteri a Cogne nel basso medioevo 23 fond du caractère de notre digne prélat». Anche Tancredi Tibaldi sottolinea la liberalità dei vescovi nell’esercizio del potere temporale a Cogne, come dimostrano le franchigie della metà del XIII secolo e il privilegio del 1270: essi infatti «non si addimostrarono ostili al movimento di emancipazione della plebe, anzi, nell’accordare le franchigie ai loro soggetti di Cogne nell’anno 1245, essi furono più liberali di tutti gli altri signori, e tanto largheggiarono da concedere alle donne, nel 1276 (sic), il diritto di succedere nei feudi paterni allorché non eranvi maschi, diritto che altrove non era riconosciuto»83. A dimostrazione del fatto che la signoria di Cogne godeva di «lois particulières, données par les évêques, qui étaient tirées de l’Ecriture Sainte même»84, Piero Malvezzi cita l’atto del 1287 col quale il vescovo Niccolò I Bersatori prevedeva il pagamento in denaro di alcuni diritti precedentemente corrisposti in natura85 e l’atto del 1289 con il quale lo stesso vescovo rilasciò agli abitanti di Cogne una quietanza di 100 lire per l’acquisto di alcune vigne nella collina di Aosta e per la costruzione del muro di cinta del vescovado86. Due sono poi gli atti del XIV secolo che attirano l’attenzione di Malvezzi: quello del 1356 col quale il vescovo Niccolò II Bersatori ridefinì l’onere in denaro e in natura del feudo superiore, che servì da base per tutte le successive ricognizioni87, e l’atto di conferma del 1364 del vescovo Emerico II di Quart88. Giuseppe Roddi individua i «precedenti normativi» del «particolarismo giuridico di Cogne», oltre che nella ricognizione feudale della metà del XIII secolo, nelle franchigie del 1331. Questo atto, che l’autore trascrive89 e analizza lungamente90, contiene le franchigie sino ad allora «rilasciate e in seguito confermate dai vescovi aostani, come sempre dietro esplicita richiesta degli abitanti di Cogne»91. Quanto al privilegio del 1270 sulla successione feudale delle donne, questo per Roddi «presenta estremo interesse per la sua originalità, se si paragona al trattamento ben più sfavorevole che si potrebbe dire generalizzato nel resto della Vallée e d’Italia»92; anche il regolamento del 1278 del vescovo Simone si caratterizza per una «maggiore liberalità»93, come anche l’atto del vescovo Niccolò I Bersatori del 1287 che estese il 83 Tibaldi, La Regione cit., II, p. 332. 84 Vescoz, Notes cit., p. 62. 85 AHR, Fondo Cogne, I, 4; Vescoz, Notes cit., p. 69. 86 Ibidem. 87 AHR, Fondo Cogne, I, 14; Vescoz, Notes cit., p. 70. 88 Ibidem. 89 Roddi, Ricerche cit., pp. 509 ss. 90 Ivi, pp. 438-441. 91 ASC, I, 3. 92 Roddi, Ricerche cit., p. 439. 93 Ivi, p. 439.

Roberto Willien 24 privilegio della successione delle donne anche ai fratelli, una norma che Roddi definisce «di notevole rilievo». Dall’insieme di queste disposizioni emerge «un sistema di vita comunitaria assai elaborato e complesso, munito di regole ben definite, che tengono conto delle reali esigenze della popolazione»94. Per illustrare la relazione tra Casa Savoia e comunità di Cogne, Roddi cita, oltre ai patti del 1191 di Tommaso di Savoia, le lettere patenti del 1337 con le quali il conte Aimone di Savoia «prese sotto la sua protezione gli uomini di Cogne che chiamò “uomini del vescovo”, concesse loro di passare su tutti i ponti della Vallée senza pagare nessun pedaggio e altri privilegi»95, nonché le lettere patenti di salvaguardia del 1405 di Amedeo VIII di Savoia con le quali il conte prese sotto la sua protezione gli abitanti di Cogne: «questi provvedimenti – precisa Roddi – furono fondamentali per stabilire il rapporto tra il sovrano e i Cognensi e vennero spesso richiamati in atti successivi dalle due parti e confermati con il sistema delle ricognizioni feudali»96. Questi atti furono successivamente confermati dai duchi di Savoia: le lettere del 1337 furono confermate nel 1455 dal duca Ludovico97 e nel 1492 la duchessa Bianca di Savoia confermò le lettere patenti dei suoi predecessori: quelle del conte Amedeo VIII nel 1405 e del duca Ludovico nel 145598. Roddi indaga infine «la formazione del comune di Cogne che poco per volta si distaccò dall’organizzazione locale del feudo vescovile», ripercorrendo «le tappe della nascita e della progressiva affermazione della carica di sindaco» attraverso alcuni documenti che attestano come la comunità fosse dotata, dall’inizio del XIV secolo, di personalità giuridica99. In appendice pubblica 12 documenti relativi a Cogne, di cui i primi 9 riguardano franchigie, ricognizioni e regolamenti emanati tra XII e XIV secolo, già pubblicati da De Tillier nel Settecento e Duc nell’Ottocento100. 94 Ivi, p. 441. 95 AHR, Fondo Cogne, I, 9B; Roddi, Ricerche cit., p. 428. 96 AHR, Fondo Cogne, I, 25; Roddi, Ricerche cit., p. 429. 97 Ibidem. 98 AHR, Fondo Cogne, II, 17B; Roddi, Ricerche cit., p. 429. 99 Ivi, pp. 457 ss. 100 Si tratta dei seguenti documenti: lettera del 1152 di papa Eugenio III al capitolo della cattedrale di Aosta con la quale il pontefice vietò l’alienazione dei beni della Chiesa senza il consenso del capitolo stesso; franchigie di Aosta del 1191; breve recordationis del 1206 del vescovo Gualberto che infeudò agli uomini di Cogne l’alpe di Oudezana; atto del 1220 col quale il vescovo di Ivrea Oberto cedette al vescovo di Aosta Bonifacio le terre che i signori di Alliano tenevano in feudo dalla Chiesa di Ivrea a Cogne; atto del 1233 col quale il vescovo di Aosta Bonifacio concesse agli uomini di Cogne la permuta di alcune prestazioni feudali; atto del 1248 con cui Pietro di Chesallet donò al vescovo di Aosta Pietro di Pra degli immobili a Cogne; ricognizione feudale della comunità di Cogne della metà del XIII secolo; regolamento della comunità del 1278 del vescovo Simone; franchigie dei vescovi aostani a favore degli abitanti di Cogne del 1331.

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