178 Le scelte progettuali Acquisite tutte le informazioni necessarie a delineare la situazione conservativa dei due manufatti, si è proceduto con le scelte progettuali. Queste sono state determinate anche dalla constatazione che, sovrapponendo la scultura all’antica croce, non vi era più corrispondenza tra i fori, con la conseguente impossibilità di vincolare il Cristo riproponendo l’antica chiodatura. Durante l’intervento del 1986, una serie di fattori ha privato il restauratore delle indicazioni utili a una corretta ricollocazione delle braccia nel busto: l’estrema fragilità del supporto ligneo, che ha comportato una considerevole perdita del materiale costitutivo nelle zone di innesto e un grave deterioramento sia delle estremità da inserire, sia degli alloggiamenti destinati a riceverle, (tanto da avere probabilmente motivato l’esecuzione di un precedente intervento manutentivo); la fotografia del 1985 che attesta la pregressa disposizione asimmetrica delle braccia; l’assenza dell’antica croce quale riferimento per un adeguato riposizionamento. La necessità di procedere a un nuovo assemblaggio degli arti superiori al busto e la volontà di riunire il Cristo all’antica croce hanno dettato la scelta di intervenire sulle manutenzioni precedenti e rimuovere i vecchi innesti, eliminando le stuccature che ricoprivano i punti di giunzione, riempivano le sedi degli incastri e ricostruivano le zone erose. 2018 Il restauro Effettuato dalla restauratrice Cristina Béthaz di Villeneuve (AO), ha richiesto circa sei mesi di lavoro.8 Su entrambi i manufatti è stato eseguito un trattamento preventivo contro gli attacchi degli insetti xilofagi, mediante applicazione di permetrina stesa a pennello sul verso e iniettata con siringa nei fori di sfarfallamento, con schermatura temporanea con fogli di polietilene per prolungare l’azione biocida. I tre elementi applicati sono stati separati dalla croce, sfilando dalle loro sedi i chiodi e le viti che li assicuravano alla tavola verticale. Si è intervenuti sull’incastro dei due bracci; l’antico chiodo ribattuto è stato raddrizzato fino a consentirne l’estrazione e le due tavole sono state separate; si è reso più stabile il loro punto di unione inserendo tra le parti a contatto, che si presentavano disgiunte a causa del ritiro del materiale ligneo, delle filzette in balsa; il chiodo è stato poi ricollocato nel suo alloggiamento. È quindi iniziata la pulitura. Le zone che presentavano concrezioni di sporco, al di sotto delle quali si riscontrava la presenza di resina acrilica risalente al restauro del 1986, sono state trattate con una soluzione satura di carbonato di ammonio in acqua, gelificata in Klucel G,9 applicata a impacchi, previa interposizione di un foglio di carta giapponese, e poi asportati con un pennello; i residui sono stati rimossi con piccoli tamponi di ovatta imbevuti di acetone; la pulitura è stata rifinita a bisturi. Sulle lamine del perizoma si è intervenuti con le stesse modalità, impiegando una soluzione gelificata di carbonato di ammonio in acqua al 30%. Sulla croce e nelle aree prive di resina acrilica, è stato sufficiente intervenire con tamponcini di ovatta imbevuti di acetone, previa interposizione di un foglio di carta giapponese, facendo seguire una rifinitura a bisturi (fig. 6). 5. Dettaglio del tronco di Cristo e del perizoma, prima del restauro del 2018. Si possono notare: la filzetta lignea inserita in un precedente intervento manutentivo nella fenditura verticale, che si è nuovamente divaricata; i resti della foglia d’argento - assai annerita - che impreziosiscono il cingulum; la cromia verde, ora molto lacunosa, che un tempo rivestiva il risvolto del perizoma. (D. Cesare) 6. Il volto di Cristo dopo la pulitura. (C. Béthaz)
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