Pittori valdostani di un tempo Sandra Barberi
GLI ARTARI Le figure più popolari della pittura ottocentesca in Valle d'Ao sta sono quelle di Luigi Artari e dei suoi tre figli Alessandro, Augusto e Antonio, gli unici la cui opera sia ricordata nella letteratura e nella cronaca contemporanee. La famiglia era originaria di Campione, sul lago di Lugano, da dove alcuni membri nel corso del XVI secolo si erano tra sferiti nella vicina Arogno. Architetti, stuccatori, scultori e pittori, secondo la migliore tradizione ticinese, gli Artari sono attivi per generazioni pres so varie corti europee. Giovanni Battista (n. 1664 ca.), attivo in Germania, nei Paesi Bassi e in Inghilterra, è l'autore de gli stucchi del Duomo di Fulda (1707) e della cupola del Duo mo di Acquisgrana (1720-'30); il figlio maggiore Adalberto (1693-1751) lavora soprattutto in Inghilterra, mentre il se condogenito Giuseppe (1697-1769) lavora a Colonia e a Bonn per il principe elettore Clemente Augusto, eseguendo tra l'al tro gli stucchi del castello di Falkenlust a Bruhl e quelli del castello di Poppelsdorf a Bonn. Il figlio di Adalberto, Giovanni Battista (1796-1874), era pittore, stuccatore e professore di disegno presso la Scuola Imperiale di Mosca, dove lascia la maggior parte delle sue opere. Un Alberto Artari (n. 1814), tipografo e professore di disegno a Bellinzona, redige nel 1845 per incarico del generale Dufour la carta topografica di Bel linzona con le sue fortificazioni. La mobilità imposta dall'attività artistica, · che spingeva ad emigrare continuamente in cerca di nuove occasioni di lavo ro, avrebbe portato all'inizio dell'800 Luigi Artari in Valle d'Aosta, dove già si erano e si sarebbero stabiliti nel corso del secolo altri luganesi, gli Albertolli, architetti e stuccato ri, l'impresario Franchini e lo scultore Cherubino Fumasoli. Giuseppe Maria Luigi nasce ad Arogno il 9 gennaio 1780 da Alessandro Artari e da Prudenza Verda. Apprende dal pa dre, allievo della scuola di Belle Arti di Venezia, i primi rudi menti della pittura, completando successivamente la sua formazione all'Accademia di Brera. Non conosciamo le cir costanze attraverso le quali giunge in Valle d'Aosta, dove le prime opere note sembrano essere la decorazione della chie sa parrocchiale di Issogne, eseguita in varie riprese dal 1816 al ' 18, e quella della chiesa di Montjovet; seguono altri lavori a Challand-Saint-Victor intorno al '23. 54 Tancredi Tibaldi, ammiratore sincero ma biografo approssi mativo degli Artari, attribuisce a Luigi l'esecuzione degli af freschi che decorano la villa del sottoprefetto del governo napoleonico Jean-Laurent Martinet (t 1810) a Bibian, sulla collina di Aosta. La notizia è tutt'altro che certa: lo storico dovrebbe averla appresa direttamente da uno della famiglia, ma non esistono documenti che la provino. I dipinti, realizza ti nel gusto neoclassico che costituiva l'ultima moda in fatto di décor, sono stati eseguiti nel primo decennio del secolo: se il Tibaldi fosse nel giusto, andrebbe decisamente anticipa to l'esordio valdostano di Luigi, a quell'epoca poco più che ventenne eppure già in grado di padroneggiare con disinvol tura il repertorio all'antica diffuso a Milano da Giocondo e Grato Albertolli, da Giuliano Traballesi e da Agostino Gerli. Con i loro gai e maliziosi soggetti mitologici i dipinti di villa Martinet costituirebbero un unicum nella carriera di Luigi Artari, che si specializza in un'austera pittura di carattere sacro, lavorando quasi esclusivamente al servizio di una com mittenza religiosa che apprezza - come si legge nell'attestato di buona condotta rilasciatogli nel '23 dal parroco di Issogne - la sua pittura de piété e le sue doti di probità, solidità mo rale, attaccamento al lavoro e, dato significativo in clima di Restaurazione, al gouvernement monarchique. Il trasferimento definitivo in Valle d'Aosta risale al 1832, dopo il matrimonio in seconde nozze avvenuto l'anno precedente con Maria Elisabetta Caterina Bezzola, figlia del podestà di Aro gno, dalla quale avrà sei figli. La coppia si stabilisce a Verrès nella casa - tuttora esistente - in via dei Giardini n ° 2, nel borgo vecchio, dove già Luigi saltuariamente soggiornava. Nel corso degli anni '40 Luigi decora la cappella di S. Grato nella Cattedrale di Aosta (1841, assieme al pittore Casimiro Vicario), la cappella di Nabian presso Challand-Saint-Victor (1844), quella di Pila presso Brusson (1844), la chiesa di Ver rès (1844-'48). Quest'ultima sarà ridipinta dai figli nel 1912, in occasione dei festeggiamenti per il millenario della Pre vostura. Luigi muore a Verrès il 15 dicembre 1859. L'attività pittorica è proseguita, spesso in stretta collabora zione, dai suoi tre figli: i «fratelli Artari» finiranno quasi per monopolizzare le committenze religiose nel territorio della
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