Pittori valdostani di un tempo Sandra Barberi

Valle per tutta la seconda metà del secolo e l'inizio del '900, guadagnandosi grande popolarità grazie ai soggetti religiosi «Severi, composti pieni di celeste visione» e per il repertorio decorativo eclettico, «sempre informato allo stile dell'ambien­ te, sia desso romanico, gotico, barocco od altro» (Tibaldi), ma per lo più ispirato al medievalismo tanto in voga nell'ambiente piemontese. Nel lungo elenco dei lavori eseguiti dai fratelli Artari (riportato da A. M. CAREGGIO, 1977) spiccano la de­ corazione del Santuario di Machaby (Arnad, 1859), la deco­ razione della cappella di N. S. delle Grazie nella Cattedrale di Aosta (1877) e, sempre ad Aosta, la cappella del Piccolo Seminario (1889-'93), quella del Convento di S. Giuseppe (1896) e quella dell'Ospizio di Carità. Ma i tre artisti non go­ dono soltanto del favore del clero: nel 1863 sono chiamati a decorare il Salone Ducale del Municipio di Aosta, per il quale eseguono medaglioni con i ritratti di illustri personaggi val­ dostani, S. Anselmo, Renato di Challant, Pierre-Leonard Ron­ cas e Jean-Baptiste De Tillier e la grande tela dell'Ingresso di Amedeo VI di Savoia in Aosta per presiedervi le Udienze Generali, esempio di pittura romantica a tema storico­ patriottico influenzato dalla formazione accademica torine­ se. Notevole è anche la produzione all'estero, soprattutto in Savoia. Primogenito di Luigi, Alessandro Antonio Giuseppe Ambro­ gio nasce a Verrès il 1 ° ottobre 1832. Studia dal '52 al '54 all'Accademia Albertina di Torino, frequentando dapprima il corso elementare di disegno tenuto dal valsesiano Michele Cusa, campione del neoclassicismo piemontese, poi le classi maggiori del disegno dirette da Giovanni Marghinotti e il corso di elementi architettonici e prospettiva di Alessandro An­ tonelli. Abilitato all'insegnamento nel 1870, è per alcuni anni pro­ fessore di disegno alle scuole tecniche di Aosta, ma lascerà presto questo incarico per dedicarsi interamente alla pittura. Morirà a Verrès il 24 ottobre 1920. A lui si devono, tra l'al­ tro, i dipinti delle chiese parrocchiali di Brusson (1872), Char­ vensod (1874), Emarèse (1882) e Gignod (1895) e la decora­ zione in stile neogotico della cappella del Rosario nella Cat­ tedrale di Aosta (1866-'68). Allievi dell'Albertina sono anche gli altri due fratelli, Augu- 55 sto Luigi Alberto (1840-1924) e Antonio Giovanni Baldassarre (1844-1901). Il primo segue nel 1858-'59 i corsi di disegno di figura di Enrico Gamba; il secondo frequenta nel 1862-'63 le lezioni di Gamba e negli anni successivi, fino al '69, studia pittura sotto Andrea Gastaldi. Decoratore e ritrattista, Augusto è attivo nelle chiese par­ rocchiali di Pré-Saint-Didier (1869), Jovençan (1889), Cham­ porcher (1895) e Saint-Christophe (1916). Tra i suoi dipinti su tela ricordiamo il S. Anselmo dell'Accademia di S. Ansel­ mo di Aosta e i ritratti del can. Carlo Ottini e del prevosto Berguet (1919), conservati alla Prevostura di Saint-Gilles di Verrès. All'interno dell'«impresa» famigliare Augusto era de­ dito alla contabilità e provvedeva alla stesura dei contratti. Il più dotato artisticamente dei tre fratelli è il minore, Anto­ nio, che fin da studente si segnala per il suo talento, meri­ tando premi e menzioni nei concorsi e negli esami periodici indetti nei corsi accademici e partecipando a pubbliche espo­ sizioni; «sia dovuto ad atavismo, a più lunga preparazione, a studi più accurati od a genio ingenito, ... dei tre fratelli, Antonio è riconosciuto il più valente per larghezza, eleganza di disegno, stemperamento di colore» conviene il Tibaldi. Della lunga formazione accademica mette a frutto in particolare gli insegnamenti del Gamba, dal quale apprende la rigorosa tecnica disegnativa e la versatilità dei generi, mentre Gastaldi lo orienterà verso la contemporanea pittura francese, nella quale troveràmodelli a lui congeniali. Dedito insieme con Ales­ sandro e Augusto alla pittura devozionale, nella produzione personale eccelle nel paesaggio (a partire dal 1868 è presen­ te spesso con tele di paesaggio alle esposizioni della Promo­ trice delle Belle Arti a Torino) e nel ritratto, dove meglio emergono le sue doti disegnative. I numerosi ritratti eseguiti da Antonio ai notabili e al clero della Valle (tra i quali quelli del vescovo J.-J. Jans e del suo successore J.-A. Due) mostrano nell'acuta indagine psicolo­ gica, nella naturalezza delle attitudini e nell'analisi dei parti­ colari di costume, caratteri peculiari della ritrattistica di fine secolo, fortemente influenzata dalle esperienze fotografiche, e denotano nel contempo notevoli capacità interpretative da parte del pittore. Particolarmente riusciti per la partecipa­ zione e la sensibilità affettuosa sono i ritratti del padre (1880

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