Pittori valdostani di un tempo Sandra Barberi

SANDRA BARBERI troriforma, dovute a pittori per lo più biellesi, come Vincen­ zo Costantino, attivo nella prima metà del '600 a Chambave, Arnad, Arvier e Saint-Marcel; Andrea Garabello, autore nel 1633 di una tela per la cappella di Perrière (Saint-Vincent); l'anonimo «Bugellensis» che firma nel 1649 la tela della cap­ pella di Mondanges (Valgrisenche), per non citare che i più noti, oppure valsesiani, come Giacomo Gnifeta, di Alagna Val­ sesia, la cui presenza è documentata nella prima metà del '700 a Fénis, Morgex e Nus. La scultura sarà invece monopolio dei valsesiani, che trova­ no in Valle d'Aosta, dove penetravano attraverso le valli di Gressoney e di Ayas, un luogo di lavoro privilegiato nel cor­ so delle loro migrazioni stagionali. Intere dinastie di intaglia­ tori, come i Gilardi e i Dal Ponte, entrambe di Campertogno, lasciano in quasi tutte le chiese e le cappelle della regione i caratteristici altari che diventeranno l'espressione più tipica del barocco nelle zone alpine, conservando fino all' Ottocento inoltrato i medesimi tratti stilistici. All'alba del XIX secolo la Valle d'Aosta è ancora un paese assai chiuso, malgrado la stagione degli ideali rivoluzionari prima e l'annessione all'Impero napoleonico poi, l'abbiano co­ stretta ad un confronto sociale politico e culturale non privo di acuti. La società ottocentesca è, non meno di quella d'AncienRégi­ me, profondamente influenzata dal clero, che detiene il pri­ mato quasi esclusivo della cultura erudita; solo nel primo quarto del secolo comincia afarsi strada una nuova classe bor­ ghese che si sostituirà progressivamente all'ormai estinta no­ biltà feudale. Questo ceto di imprendit9ri, commercianti e uomini di scien­ za, porta in Valle d'Aosta il riflesso del dibattito culturale che anima gli ambienti universitari di Torino e di Parigi, quando non la testimonianza di quell'innovazione che da Roma a Lon­ dra travolge l'intera società europea. Le trasformazioni politiche ed economiche, l'igiene rurale e la pedagogia, le scienze naturali, l'alpinismo, i problemi le­ gati al miglioramento delle condizioni intellettuali e materiali del paese, trovano voce sulle pagine della Feuille d'Annon­ ces, primo giornale valdostano, nato nel 1841. Attraverso gli scritti dei canonici Georges Carrel e Félix Or- 21 s1eres, dell'abate Amé Gorret, dell'avvocato Jean-Laurent Martinet, di Frédéric De La Pierre, dei medici Laurent Ce­ rise e César Grappein e di altri rappresentanti della borghe­ sia illuminata, ispirati ai modelli del liberalismo moderato, emergono i tratti di quel giornalismo ottocentesco che con­ tribuirà in modo sostanziale alla modernizzazione dell'intera cultura valdostana. Si tratta nondimeno di un rinnovamento che, nonostante gli sforzi generosi dei suoi propugnatori, non uscirà facilmente da quel circolo élitario di intellettuali progressisti che l'animarono. La formazione del Regno d'Italia apre un nuovo capitolo nel­ la storia della Valle d'Aosta che, isolata in u11a posizione so­ stanzialmente marginale dallamancanza di un'adeguata rete di comunicazioni e da una struttura economica troppo debo­ le per essere competitiva sul piano nazionale, vive a cavallo tra i due secoli una profonda crisi che costringerà migliaia di valdostani all'emigrazione. Dopo l'annessione della Savoia alla Francia, la Valle d'Aosta si trova ad essere l'unica minoranza francofona dello Stato sabaudo, e la sua originalità è destinata ad essere soffocata dalla progressiva «italianizzazione» imposta dal governo cen­ trale ai nuclei storicamente ed etnicamente differenziati che costituiscono il nuovo Regno. Lo sviluppo delle diverse espressioni dell'arte è condiziona­ to, nel corso dell'Ottocento, da un insieme dei fattori ricon­ ducibili ad un retaggio secolare, ma anche alle numerose tessere che vengono via via a costituire la complessità del mondo contemporaneo. Come in altri paesi posti a cerniera tra i due versanti alpini, la realtà culturale della Valle d'Aosta è caratterizzata, nel corso del tempo, da una pluralità di tendenze, nella lettera­ tura come nel settore figurativo, il cui orizzonte è certo più vasto di quello proprio della regione e che riescono raramen­ te a radicarsi e a dar luogo a una vera e propria tradizione. I Curta, gli Artari, Vauterin ed altri pittori non presenti in questa rassegna, portano in Valle d'Aosta un linguaggio fi­ gurativo appreso in Baviera, in Francia, in Lombardia o in Piemonte, per adattarlo in seguito alle esigenze di una com­ mittenza orientata verso i due generi di più lenta evoluzio­ ne, ovvero il ritratto e il tema religioso.

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