Pittori valdostani di un tempo Sandra Barberi
Il ritratto, eseguito per l'ambito famigliare o tutt'al più per le gallerie dei benefattori di qualche istituzione ecclesiasti ca, deve tramandare un'immagine connotata sia affettivamen te sia nei termini di un decoro e di un prestigio sociale discretamente suggeriti dall'abbigliamento e dall'ambiente di fondo. Lo schema è sostanzialmente quello settecentesco, appena sfiorato dalle atmosfere via via neoclassiche, romantiche o tardoromantiche; l'unica autentica novità, che non riguarda peraltro l'aspetto strettamente artistico, sono i soggetti, cioè i committenti. Già status symbol della classe dirigente dell'Ancien Régime, il ritratto testimonia l'avvenuto mutamento sociale dell'epo ca moderna, diventando lo specchio della nascente borghe sia che celebra il suo mondo e i suoi valori con uno sguardo più introspettivo che nel passato. Alle parrucche incipriate, alle uniformi di gala e alle sfarzose vesti di seta si sostituisce l'eleganza sobria del quotidiano, gli oggetti scelti come attri buti simbolici vogliono suggerire un lato del carattere ed in dicare insieme il ceto e la professione del personaggio raffigurato; talvolta gli emblemi del censo scompaiono del tut to per lasciare il posto ai segni di una pietas domestica: il li bro di preghiere, il velo sul capo, il crocifisso al collo o alla parete. I pittori inclusi nella mostra sono soltanto alcuni tra quelli, numerosissimi, che in Valle d'Aosta si cimentano nell'arte del ritratto, le cui opere occhieggiano ancora oggi dalle pareti di chiese, sacrestie ed abitazioni. I più sono anonimi, ma tra coloro di cui è nota l'identità van no ricordati almeno Jean Martini, che firma i ritratti del ca nonico Georges Carrel (1840) e del direttore dell'Ospedale Mauriziano Jean-Antoine Chiarva (1843); Louis Gautier, ori ginario di Saint-Vincent, dove lascia il ritratto del parroco Jean-Baptiste Freppa (1842) e vari dipinti a soggetto religioso legati ai modi dei Curta; e ancora, di passaggio, i valsesiani Pietro Giacobini e Carlo Zamboni, ritrattisti della borghesia alla metà dell'800. La pittura sacra riceve grande impulso nel corso dell'Otto cento, quando il fervore religioso è sospinto con vigore nel l'intento di contrastare la progressiva laicizzazione della 22 società nella sua evoluzione moderna. Dopo le distruzioni del periodo giacobino, si moltiplicano le nuove fondazioni e le ini ziative di restauro degli edifici esistenti; l'iconografia si ar ricchisce grazie all'introduzione di nuove devozioni nel culto dei santi e in quello mariano (Immacolata Concezione, appa rizioni miracolose, patronati locali). In Valle d'Aosta sotto il vescovado di André Jourdain (1832-'59), di Jean-Joseph Jans (1867-'72) e di Joseph-Auguste Due (1872-1907) viene rinnovato un gran numero di case par rocchiali, chiese e cappelle della diocesi. Quest'opera coinvolge la quasi totalità dei pittori valdostani, in gran parte attivi anche come ritrattisti, i quali nel tema religioso più che nel ritratto adottano un linguaggio e sche mi iconografici convenzionali, immediatamente comprensibili dai fedeli e adatti a impressionare la devozione popolare. Un esempio di tale duplice registro stilistico è offerto dall'opera di Johann Joseph Franz Curta, decoratore naif di cappelle rurali, ma allo stesso tempo ritrattista di buona formazione accademica. Tutti gli altri generi che si sviluppano in presenza di una com mittenza pubblica laica e di un mercato artistico, e sui quali si concentrano le innovazioni degli artisti e il dibattito della critica, sono assenti nella pittura valdostana del secolo scorso. Assente è infatti la pittura decorativa di interni, il cui solo fe lice esempio è quello degli affreschi di villaMartinet a Bibian, attribuiti a Luigi Artari e legati al breve fulgore che ebbero in Valle d'Aosta i canoni stilistici dell'epoca napoleonica. Assenti sono anche la grande pittura di ispirazione storica, fatta eccezione per la tela dell'Ingresso di Amedeo VI di Sa voia in Aosta per presiedervi le Udienze Generali, commis sionata dal Municipio di Aosta ai fratelli Artari, e la produzione destinata agli arredamenti borghesi, esemplificata dalle scene di genere e dal paesaggio. Non a caso gli unici esempi in questi campi sono offerti dal- 1' opera degli Artari i quali, emigrati in Valle d'Aosta dal Can ton Ticino, rimangono legati più di altri all'ambiente pittorico di formazione, Brera per il padre Luigi e l'Accademia Alber tina per i figli. Manca poi del tutto, nonostante il fermento dell'evoluzione industriale abbia scosso nella seconda metà del secolo anche
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